Per la prima volta nel mondo il numero di persone di più di 65 anni supera quello dei minori di cinque anni. Secondo Torsten Sløk, un economista della Deutsche Bank, tra vent’anni il rapporto sarà di due a uno. Questa tendenza è preoccupante per una serie di motivi, dall’aumento dei costi delle pensioni al rallentamento della crescita. L’invecchiamento mondiale è inevitabile, ma i suoi effetti negativi sull’economia no. Se le società con più anziani crescono di meno, forse è perché preferiscono la tradizione familiare al dinamismo. Con l’aumento del numero di anziani, i governi tendono a trascurare le politiche espansive basate su investimenti pubblici nella scuola e nelle infrastrutture, privilegiando le pensioni e l’assistenza sanitaria. Per bilanciare l’aumento dei pensionati, i lavoratori pagano tasse più alte. Ma il colpo più duro alla crescita arriva dal calo della produttività. Uno studio pubblicato nel 2016 ha esaminato i dati di alcuni stati americani, rilevando che un aumento del 10 per cento delle persone con più di sessant’anni riduce di mezzo punto percentuale il tasso di crescita del pil pro capite. Due terzi di questo calo sono dovuti alla minore produttività.

Qualcuno potrebbe pensare che i lavoratori più anziani siano meno produttivi. Ma non è così. Anche se alcune abilità (soprattutto fisiche) si riducono con l’età, l’effetto complessivo non è determinante. Uno studio del settore manifatturiero tedesco pubblicato nel 2016 non ha evidenziato alcun calo sensibile nella produzione dei lavoratori con più di sessant’anni.

Benidorm, Spagna (Martin Parr, Magnum/Contrasto)

Tra l’altro le aziende possono cambiare le mansioni dei dipendenti più anziani per sfruttare al meglio i vantaggi dell’età, come l’esperienza e i contatti professionali. Inoltre, se la crescita debole della produttività fosse legata al rendimento ridotto dei lavoratori anziani, questo dovrebbe riflettersi nell’andamento salariale: gli stipendi tenderebbero ad aumentare all’inizio della carriera e a ridursi verso la fine. Ma secondo uno studio di Moody’s Analytics, nelle aziende con molti lavoratori anziani gli stipendi sono più bassi per tutti. Gli autori ipotizzano che queste aziende impieghino meno le nuove tecnologie vista l’età avanzata dei dipendenti.

Se le difficoltà delle economie che invecchiano rapidamente fossero dovute alla crescita lenta della forza lavoro e al rapido aumento dei costi pensionistici, la scelta sensata sarebbe tenere le persone al lavoro, per esempio alzando l’età pensionabile. Se invece il problema nasce dalla riluttanza ad adottare le nuove tecnologie, è necessario fissare obiettivi diversi, a cominciare dall’aumento della competitività. Negli Stati Uniti l’aumento della concentrazione industriale e i profitti costantemente alti hanno rinnovato l’interesse per le regole antitrust. I vantaggi legati allo spezzettamento delle grandi aziende e all’aumento della competitività potrebbero essere maggiori di quanto si pensa, perché a quel punto le aziende più “vecchie” e conservatrici sarebbero spinte a fare un uso migliore delle nuove tecnologie.

Sempre più conservatori

Altre misure potrebbero essere utili: per esempio, favorire l’immigrazione. Un flusso di giovani lavoratori stranieri risolverebbe quasi tutti i problemi derivanti dall’invecchiamento della popolazione. In questo modo non solo si amplierebbe la forza lavoro e il numero dei contribuenti, ma ci sarebbero anche più aziende giovani con una maggiore apertura alle nuove tecnologie. Ma le società con molti lavoratori anziani hanno anche molti elettori anziani, che in media sono più conservatori e meno favorevoli all’immigrazione. Davanti alla scelta tra una società dinamica ma poco familiare e una familiare ma statica, i paesi più vecchi tendono a preferire la seconda.

Ma è probabile che prima o poi sia la tecnologia a superare l’effetto paralizzante dell’invecchiamento. In uno studio Daron Acemoğlu, del Massachusetts institute of technology, e Pascual Restrepo, dell’Università di Boston, hanno riscontrato che la carenza di lavoratori giovani porta le aziende a investire di più nell’automazione, che a sua volta favorisce la produttività. I robot non hanno ancora rivoluzionato i servizi e altri settori, ma le cose potrebbero cambiare. Il mondo avrebbe bisogno subito di un po’ di produttività e flessibilità. Ma la stagnazione finirà prima o poi, magari quando i robot diventeranno dirigenti. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1304 di Internazionale, a pagina 108. Compra questo numero | Abbonati