◆ Il cambiamento climatico potrebbe rallentare il movimento dei cicloni tropicali. Di conseguenza, è possibile che queste tempeste portino a piogge che durano più a lungo, aumentando il rischio di danni gravi per le aree investite. Secondo James Kossin, dell’agenzia meteorologica statunitense Noaa, tra il 1949 e il 2016 i cicloni hanno rallentato del 10 per cento. Il fenomeno riguarda entrambi gli emisferi e tutti gli oceani, con l’eccezione del settore settentrionale dell’oceano Indiano. I cicloni dell’oceano Pacifico nordoccidentale hanno rallentato addirittura del 20 per cento, mentre quelli della regione australiana di circa il 15 per cento. Il rallentamento delle tempeste sulla terraferma è stato del 20 per cento nella regione dell’Atlantico, del 30 per cento in quella del Pacifico nordoccidentale e del 19 per cento in Australia.

Il rallentamento delle tempeste potrebbe dipendere dall’aumento della temperatura, che porta a una diversa circolazione dei venti. Finora gli studi sugli effetti del cambiamento climatico sui cicloni tropicali si erano concentrati sulla loro frequenza o intensità. Ma il nuovo studio dimostra che non bisogna sottovalutare il loro rallentamento, perché potrebbe produrre effetti devastanti. Questo potrebbe valere, per esempio, per l’uragano Harvey, che nel 2017 stazionò a lungo sul Texas, causando 106 vittime e costringendo 30mila persone a lasciare le loro case. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature.

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Questo articolo è uscito sul numero 1259 di Internazionale, a pagina 112. Compra questo numero | Abbonati