In Venezuela tra le macerie degli edifici proseguono le ricerche per soccorrere le persone rimaste intrappolate nei crolli causati dalle due forti scosse di terremoto di mercoledì 24 giugno. I morti accertati finora sono più di 230, stando all’ultimo bilancio ufficiale.
“Purtroppo abbiamo accolto circa 235 pazienti che sono arrivati privi di segni vitali o che sono morti appena sono arrivati nelle nostre strutture sanitarie”, ha dichiarato il ministro della salute Carlos Alvarado alla televisione di stato.
Non ha specificato il numero dei feriti, che le autorità avevano in precedenza stimato in 1.520.
Edifici rasi al suolo, montagne di macerie dove si cerca disperatamente di ritrovare le persone sepolte: nell’epicentro del terremoto, l’Afp ha constatato scene impressionanti di distruzione che fanno temere un bilancio molto più pesante.
La zona più duramente colpita è quella di La Guaira, a nord della capitale Caracas, dove si trovano l’aeroporto internazionale di Maiquetia – danneggiato e quindi chiuso – e la città costiera di Catia la Mar, dove sono crollati vari edifici.
Senza attrezzi
In uno dei palazzi distrutti c’era la cas di Antonio Bermúdez. “C’è un punto in cui si sente rispondere una giovane donna di nome Jennifer, che abitava all’undicesimo piano. Ma non abbiamo nessun attrezzo, non abbiamo modo per aiutare” a estrarla dalle macerie, spiega Bermúdez.
Lisbeth Vázquez, 37 anni, racconta all’Afp che i suoi familiari sono riusciti a fuggire all’ultimo momento dalle finestre dell’appartamento di famiglia mentre l’edificio “stava sprofondando completamente” nel terreno. “È stato terrificante”, dice. “I vicini dei piani inferiori sono sepolti, stiamo cercando di tirarli fuori”.
“Non ci è rimasto più nulla. Niente, nemmeno la forza né il coraggio di entrare lì dentro”, sospira Larry Rojas, 49 anni, davanti a un cumulo di macerie sotto cui sono sepolti i suoi cari.
“Abbiamo bisogno di persone che vengano ad aiutarci. Qui c’è una bambina che è intrappolata da ieri sera, potremmo tirarla fuori, ma serve un escavatore”, esclama disperato Dani Rizo, un altro residente dell’edificio, di 48 anni.
Gli aiuti internazionali sono in arrivo. Gli Stati Uniti hanno promesso una risposta “significativa”, “rapida ed efficace”, per bocca del loro segretario di stato Marco Rubio. Il dipartimento di stato ha inoltre annunciato l’invio di soccorritori e lo stanziamento di un aiuto pari a 150 milioni di dollari. L’esercito statunitense ha fatto sapere che userà navi militari, aerei ed elicotteri a sostegno delle operazioni di soccorso.
Il Brasile ha annunciato l’invio di aiuti al paese confinante (nel terremoto sono morti anche due brasiliani). Lo stesso hanno fatto la Cina, l’India, numerosi paesi europei e latinoamericani e perfino l’Iran, tradizionale alleato di Caracas devastato dalla guerra contro gli Stati Uniti e Israele.
Lontano dal rischio
La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha decretato lo stato di emergenza poco dopo la doppia scossa di magnitudo 7,2 e 7,5, che ha colpito il paese mercoledì alle 18.04 (intorno alla mezzanotte in Italia).
Secondo i dati del Servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs), il terremoto di magnitudo 7,5 è stato il più forte dal 1900 in Venezuela, un paese di quasi trenta milioni di abitanti con un’economia in crisi da anni.
La prima scossa è avvenuta a una profondità di 21,9 chilometri, a circa duecento chilometri da Caracas verso ovest. È stata seguita da una seconda scossa a dieci chilometri di profondità, registrata 39 secondi dopo a 45 chilometri di distanza, e poi da una ventina di scosse di assestamento, secondo l’Usgs.
Nella capitale, dove numerosi edifici sono crollati, le strade sono disseminate di frammenti di vetro e molte persone hanno trascorso la notte all’aperto, spesso nelle proprie auto, tremando a ogni scossa di assestamento.
Le zone colpite sono state anche teatro di saccheggi. A Catia la Mar, uomini e donne uscivano con le braccia cariche di sacchetti pieni di provviste alimentari da un negozio parzialmente incendiato, come ha constatato l’Afp.
Sono state segnalate interruzioni di corrente e il ministro dell’interno Diosdado Cabello ha dichiarato di aver ordinato l’interruzione della fornitura di gas per “evitare qualsiasi incidente”.
Giovedì mattina, quasi nessun negozio era aperto e il traffico automobilistico era intenso, perché molti abitanti di Caracas cercavano di allontanarsi dagli edifici a rischio.
“Trema, trema in questo momento”, hanno cominciato a gridare le persone radunate intorno a un edificio già crollato al momento di una scossa di assestamento.
“Già prima di questi terremoti, quasi otto milioni di persone in Venezuela avevano bisogno di aiuti umanitari”, ha ricordato il vicesegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari Tom Fletcher.
Anche se l’aeroporto internazionale di Maiquetia è stato chiuso a causa di “gravi danni alle infrastrutture”, secondo Rodríguez, Caracas potrà usare l’aeroporto militare della Carlota, nel cuore dell’area metropolitana, per gli aiuti internazionali.