Il 10 aprile l’Ucraina ha esortato la Russia a prolungare il cessate il fuoco che aveva annunciato per la Pasqua ortodossa di questo fine settimana e a riprendere i negoziati per mettere fine alla guerra.
Il 9 aprile il presidente russo Vladimir Putin aveva annunciato un cessate il fuoco di 32 ore dalle 16 dell’11 aprile alla mezzanotte del 12 aprile.
Il suo collega ucraino Volodymyr Zelenskyj, che aveva più volte proposto una tregua pasquale, ha subito fatto sapere che anche Kiev rispetterà il cessate il fuoco. Mosca aveva sempre respinto le proposte di Zelenskyj, definendole “mosse di pubbliche relazioni”.
“La gente ha bisogno di trascorrere una Pasqua senza paura, ma anche di un vero passo verso la pace. Invito quindi la Russia a non riprendere gli attacchi alla mezzanotte del 12 aprile”, ha affermato Zelenskyj su Telegram.
Il ministro degli esteri ucraino Andrij Sybiha ha tracciato un parallelo con la fragile tregua di due settimane in vigore nel conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, annunciata il 7 aprile.
“Riteniamo che un cessate il fuoco sia la strategia giusta per dare una possibilità alla diplomazia, che si tratti della guerra in Medio Oriente o dell’aggressione russa contro l’Ucraina”, ha dichiarato.
Il 10 aprile il Cremlino ha definito la tregua una misura umanitaria temporanea e ha ribadito di volere un accordo di pace permanente, e non un cessate il fuoco, una richiesta che l’Ucraina considera in realtà una strategia dilatoria.
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha inoltre riferito che la visita dell’inviato speciale di Putin negli Stati Uniti ha un carattere economico e non segna la volontà di riprendere i negoziati con Kiev. Le deroghe di Washington alle sanzioni sul petrolio russo scadono l’11 aprile.
Putin ha affermato che la Russia sarebbe disposta a mettere subito fine alle ostilità se l’Ucraina cedesse la parte della regione del Donbass che ancora controlla.
Zelenskyj ha però fatto sapere che una cessione volontaria sarebbe un tradimento del popolo ucraino, sottolineando che non può essere il paese aggressore a imporre le condizioni della pace.