Il 20 marzo Israele ha condotto nuovi bombardamenti sull’Iran, che secondo il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sta per essere “decimato”, mentre gli attacchi iraniani con missili e droni continuano a colpire gli stati del Golfo.
“Stiamo vincendo, l’Iran sta per essere decimato”, ha dichiarato Netanyahu il 19 marzo durante una conferenza stampa trasmessa in tv, assicurando che Teheran “non ha più la capacità di arricchire l’uranio e di produrre missili balistici”.
“Sono convinto che questa guerra finirà molto prima di quanto la gente pensi”, ha aggiunto.
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Il 20 marzo gli Emirati Arabi Uniti hanno affermato di aver intercettato dei missili iraniani e l’Arabia Saudita dei droni, mentre il Bahrein ha riferito di aver domato un incendio che si era sviluppato in un deposito a causa di un attacco iraniano.
In Kuwait l’attacco a una raffineria, già presa di mira il 19 marzo, ha causato un grande incendio.
In risposta all’offensiva statunitense e israeliana lanciata il 28 febbraio, Teheran sta prendendo di mira gli interessi statunitensi e le infrastrutture energetiche negli stati del Golfo, alimentando i timori di ripercussioni significative sull’economia mondiale.
Il 19 marzo i prezzi del gas in Europa si sono impennati, spingendo l’indice Ttf, punto di riferimento per il continente, ai livelli più alti dal 2023.
Il Qatar ha affermato che la sua capacità di esportazione di gas naturale liquefatto si è ridotta del 17 per cento a causa degli attacchi iraniani al complesso di Ras Laffan. Teheran aveva colpito il complesso in risposta a un attacco israeliano al giacimento di gas iraniano South Pars.
Il presidente statunitense Donald Trump ha chiesto a Israele di astenersi dall’attaccare nuovamente le infrastrutture energetiche dell’Iran, e Netanyahu ha dichiarato che si conformerà. Ma Trump ha anche minacciato di distruggere il giacimento di South Pars se Teheran attaccherà nuovamente il complesso qatariota di Ras Laffan.
L’Iran non mostrerà “alcuna moderazione” se le sue infrastrutture energetiche saranno nuovamente prese di mira, ha avvertito il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi.
Preoccupati per le conseguenze sulle loro economie, i leader europei, riuniti a Bruxelles, hanno chiesto il 19 marzo una moratoria sugli attacchi contro le infrastrutture energetiche e idriche del Medio Oriente, invitando le parti alla “massima moderazione”.
Francia, Regno Unito, Germania, Italia, Paesi Bassi e Giappone si sono detti pronti a contribuire, quando sarà il momento, agli sforzi per garantire la sicurezza nello stretto di Hormuz.
Ma per Parigi, Roma e Berlino un coinvolgimento è ipotizzabile solo dopo un cessate il fuoco.
Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, presente a Bruxelles, ha chiesto agli Stati Uniti e a Israele di mettere fine alla guerra.
“Il conflitto rischia di diventare incontrollabile, causando enormi sofferenze ai civili e gravi ripercussioni sull’economia mondiale”, ha dichiarato.
Guterres ha poi lanciato un appello all’Iran: “Cessate gli attacchi contro gli stati del Golfo, che non c’entrano niente”.