Il 30 gennaio il governo siriano e i curdi hanno annunciato un accordo “globale” in base al quale le forze e l’amministrazione della zona autonoma curda saranno gradualmente integrate nello stato.

Gli Stati Uniti, che hanno sostenuto per anni le Forze democratiche siriane (Fds, a maggioranza curda) nella lotta contro il gruppo jihadista Stato islamico (Is), ma che ora appoggiano il nuovo presidente siriano Ahmed al Sharaa, hanno salutato una “tappa storica” nell’unificazione della Siria.

L’accordo arriva dopo che nelle ultime settimane le forze curde avevano subìto un’importante battuta d’arresto nei confronti dell’esercito siriano, al quale avevano dovuto cedere ampie aree del nord e del nordest del paese.

In base all’accordo, le forze di sicurezza di Damasco si schiereranno nella zona autonoma curda, istituita durante la guerra civile (2011-2024).

Le nuove autorità siriane, che si erano insediate dopo aver destituito nel dicembre 2024 il regime di Bashar al Assad, sono infatti determinate a estendere la loro autorità su tutto il territorio siriano.

L’accordo è stato annunciato prima dalle Fds e poi dalla tv di stato siriana.

Anche se mette fine alle aspirazioni dei curdi all’autonomia, offre loro alcune concessioni rispetto a un precedente accordo del 18 gennaio, che non aveva avuto seguito.

In particolare, le Fds formeranno una divisione a sé dell’esercito siriano, che sarà composto da tre brigate.

Inoltre, anche le forze curde asserragliate a Kobane, più a ovest, formeranno una brigata dell’esercito siriano.

La città di Kobane, separata territorialmente dalla zona autonoma curda e simbolo della vittoria contro l’Is, è attualmente circondata dall’esercito.

“L’amministrazione della zona autonoma curda sarà integrata nelle istituzioni statali e gli impiegati manterranno le loro funzioni”, si legge inoltre nel testo dell’accordo.

L’accordo prevede anche il consolidamento di un cessate il fuoco che il 24 gennaio era stato prorogato per quindici giorni.

Il 16 gennaio Al Sharaa aveva già concesso tramite decreto alcuni diritti ai curdi, riconoscendo in particolare il curdo come lingua ufficiale.