Il 21 agosto le forze dell’ordine hanno sgomberato lo storico centro sociale Leoncavallo in via Watteau a Milano. Nel cinquantesimo anno di vita del centro, sembra quindi arrivata al capolinea l’occupazione dell’immobile appartenente alla famiglia Cabassi.

Nel 2024 il ministero dell’interno, giudicato inadempiente per il mancato sgombero, era stato condannato a pagare tre milioni di euro di risarcimento ai proprietari dell’area industriale nel quartiere popolare Greco.

In mattinata gli attivisti del Leoncavallo avevano lanciato un appello alla mobilitazione: “Ci stanno sgomberando! Accorrete numerosi in via Watteau”.

In base a una prima ricostruzione, l’ufficiale giudiziario sarebbe entrato nel centro intorno alle 9 scortato dalla polizia, senza incontrare resistenza.

Fondato nel 1975 al Casoretto, un quartiere di Milano, il centro sociale era rimasto in via Leoncavallo fino al 1994, quando era stato sgomberato al termine di duri scontri. Il centro era poi stato trasferito provvisoriamente in uno stabile di via Salomone e infine in via Watteau.

“Propaganda securitaria”

“Lo sgombero del centro sociale Leoncavallo segna la fine di una lunga stagione d’illegalità”, ha affermato il ministro dell’interno Matteo Piantedosi. “Per trent’anni l’immobile è stato occupato abusivamente. E al danno si è aggiunta la beffa, con lo stato costretto a pagare risarcimenti”.

“Decenni d’illegalità tollerata, e più volte sostenuta, dalla sinistra: ora finalmente si cambia. La legge è uguale per tutti: afuera!”, ha dichiarato il leader della Lega Matteo Salvini.

Luana Zanella, capogruppo di Alleanza verdi e sinistra (Avs) alla camera, ha invece definito lo sgombero “un’operazione di regime” ed espresso la sua solidarietà “a tutte e tutti coloro che hanno reso il centro un presidio culturale fondamentale per la città”.

“Lo sgombero del Leoncavallo è una pura operazione di facciata di Meloni, Piantedosi e Salvini”, ha affermato Riccardo Magi, segretario di +Europa. “Non risponde a un bisogno di sicurezza ma solo alla propaganda securitaria di questa destra: se davvero tenessero agli immobili occupati, procederebbero subito allo sgombero di Casapound a Roma. E invece i loro amici sono ancora lì, protetti da questo governo complice”.