Il 24 luglio la Corte penale internazionale (Cpi) ha condannato un ex ministro e un capo di una milizia noto come Rambo per i crimini di guerra commessi tra il 2013 e il 2014, durante la guerra civile nella Repubblica Centrafricana.
L’ex ministro dello sport Patrice-Edouard Ngaïssona era uno dei leader delle milizie anti-balaka, a maggioranza cristiana, mentre Alfred Yekatom (Rambo) le comandava sul campo.
La Cpi, che ha sede all’Aja, nei Paesi Bassi, ha condannato Yekatom a 15 anni di prigione per venti capi d’accusa di crimini di guerra e contro l’umanità, e Ngaïssona a 12 anni di prigione per ventotto diverse imputazioni.
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Le milizie anti-balaka erano nate come strumento di autodifesa dopo che una coalizione ribelle a maggioranza musulmana, la Séléka, aveva attaccato la capitale Bangui, destituendo il presidente François Bozizé, cristiano.
Il giudice Bertram Schmitt ha ricostruito nel dettaglio alcune delle violenze commesse dalle milizie anti-balaka contro presunti membri della Séléka.
I miliziani avevano, per esempio, torturato un uomo tagliandogli le dita delle mani e dei piedi, oltre a un orecchio. Il suo corpo non è mai stato ritrovato. Altre persone erano state uccise e mutilate.
Il tribunale ha invece dichiarato Yekatom non colpevole del reclutamento di bambini soldato e Ngaïssona non colpevole di stupro.
Yekatom era stato estradato all’Aja dopo che nell’ottobre 2018 era stato arrestato per aver sparato un colpo di pistola in parlamento a Bangui.
Ngaïssona era stato invece arrestato in Francia nel dicembre 2018. All’epoca era presidente della Federazione calcistica centrafricana e membro del consiglio direttivo della Confederazione africana di calcio (Caf).
“Le due condanne inviano un messaggio chiaro: i responsabili di crimini atroci dovranno rispondere delle loro azioni davanti alla giustizia”, ha dichiarato il viceprocuratore della Cpi, Mame Mandiaye Niang.
La Repubblica Centrafricana, uno dei paesi più poveri del mondo, ha vissuto guerre civili e colpi di stato dopo l’indipendenza nel 1960.
Negli ultimi anni le violenze sono diminuite, ma in alcune aree continuano a esserci scontri tra i gruppi ribelli e l’esercito, che è sostenuto da mercenari russi e soldati ruandesi.