Barack Obama una volta ha ironizzato sul fatto che quando era presidente degli Stati Uniti, se avesse commesso un decimo delle trasgressioni etiche di Donald Trump, non avrebbe mai potuto completare il suo mandato. Finora Trump si è rivelato intoccabile, ma l’erosione della sua base elettorale indica che la situazione potrebbe cambiare.

Le cifre dell’arricchimento personale del presidente statunitense, appena rese pubbliche dall’amministrazione nel rispetto di una legge del 1978, sono spettacolari: più di due miliardi di dollari guadagnati il primo anno del suo mandato, cioè il triplo dell’anno precedente all’arrivo alla Casa Bianca (lo stipendio del presidente degli Stati Uniti è di quattrocentomila dollari, ndr). Su Trump e la sua famiglia c’è più di un’ombra di conflitto di interessi, anche se la portavoce della Casa Bianca afferma che non ci sia alcuna irregolarità.

La principale fonte dell’arricchimento di Trump sono le criptovalute. Poco prima delle ultime elezioni, i suoi figli hanno creato una società di criptovalute insieme ai figli di Steve Witkoff, l’emissario degli Stati Uniti per il Medio Oriente e l’Ucraina. L’iniziativa ha fruttato mezzo miliardo di dollari, soprattutto grazie a un investimento degli Emirati Arabi Uniti, uno dei principali partner politici di Trump oltre che la meta del suo primo viaggio ufficiale all’estero. La famiglia del presidente ha guadagnato inoltre 635 milioni di dollari concedendo a un’altra società una licenza per la creazione di una criptovaluta chiamata Strump, immessa sul mercato nel giorno dell’investitura di Trump.

Se vincono i democratici

Tutto questo è legale? Nessuno, finora, ha osato sollevare il problema, anche perché tutti i tentativi precedenti di destituire Trump si sono scontrati contro lo scudo repubblicano e contro una relativa indifferenza dell’opinione pubblica. Ma ora le cose potrebbero cambiare. Prima di tutto perché le indiscrezioni che circolano sono contenute in un rapporto di 927 pagine stilato dall’ufficio per l’etica governativa, non solo nelle inchieste della stampa liberale, più facili da contestare. Inoltre è cambiato il contesto, con le difficoltà economiche dovute alla guerra contro l’Iran.

Ma l’elemento chiave potrebbero essere le elezioni di metà mandato previste a novembre. I democratici, infatti, hanno lasciato intendere che potrebbero creare una commissione parlamentare sui conflitti d’interesse nel caso in cui riuscissero ad avere la maggioranza nelle due camere del congresso, uno scenario che però non è affatto scontato.

Una commissione parlamentare avrebbe i mezzi per scoprire chi ha approfittato dei sussulti della borsa arrivati ogni volta che il presidente ha annunciato un’evoluzione della guerra in Iran attraverso la sua piattaforma Truth Social. In ben 39 occasioni Trump ha dichiarato che un accordo era molto vicino, e ogni volta le sue dichiarazioni sono state precedute da importanti movimenti in borsa. In molti sospettano un uso illecito di informazioni privilegiate.

I parlamentari potrebbero inoltre indagare sugli intrecci tra pubblico e privato nei casi in cui gli emissari del presidente sono anche degli investitori, a cominciare da Jared Kushner, genero di Trump.

Di recente il New York Times ha svelato che a settembre il segretario al commercio Howard Lutnick aveva incontrato il presidente del Kazakistan a New York. Durante la loro conversazione, Trump aveva telefonato per spingere il Kazakistan a concedere agli Stati Uniti la possibilità di sfruttare una miniera di tungsteno. La società che ha ricevuto l’appalto è legata ai figli di Lutnick e Trump. Per quanto tempo ancora gli elettori di Trump chiuderanno un occhio davanti a questi metodi discutibili? La risposta arriverà a novembre, dalle urne.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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