Il 7 ottobre l’Unione africana ha lanciato l’Africa credit rating agency (Afcra), un’agenzia di rating continentale che punta a sfidare il predominio mondiale dei tre colossi statunitensi S&P Global, Moody’s e Fitch.

Creata dopo quasi dieci anni di negoziati tra gli stati membri, avrà il compito di valutare la solidità finanziaria e la solvibilità di stati, aziende e istituzioni dell’Africa. Avrà sede nello stato insulare di Mauritius, un centro finanziario riconosciuto a livello internazionale.

Come spiega il Financial Times, con la nuova agenzia l’Africa punta a esercitare un maggiore controllo sulle istituzioni che influenzano la percezione del continente sui mercati globali. I governi africani sostengono da anni che le tre agenzie statunitensi non valutino correttamente gli stati del continente, determinando tassi d’interesse “ingiustificatamente” alti.

Il rating basso di uno stato ostacola infatti il suo accesso al credito e rende più onerosi i suoi prestiti. Secondo le stime dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), nel 2024 cento dollari ottenuti in prestito sui mercati internazionali sono costati all’Africa nove dollari, contro i 4,70 degli stati emergenti dell’Asia e i 6,50 di quelli latinoamericani.

Secondo alcuni economisti africani, i tre colossi statunitensi trascurano l’importante settore informale del continente ed esagerano i rischi di default. Inoltre, 23 paesi africani – il 40 per cento del totale – sono esclusi dalle valutazioni.

La grande sfida dell’Afcra sarà convincere gli investitori e i mercati che le sue valutazioni siano affidabili come quelle delle agenzie tradizionali. L’Unione africana ha garantito che l’agenzia sarà indipendente dai governi, ma molti professionisti del settore temono interferenze.

“La nascita dell’agenzia africana ha un profondo significato politico, anche se le sue prospettive commerciali sono incerte”, conclude il Financial Times.

“Creare un’agenzia di rating africana è la parte facile”, titola invece un editoriale del quotidiano finanziario britannico, lasciando intendere che i governi africani dovrebbero invece intraprendere il compito decisamente più difficile di consolidare le loro economie per creare un clima favorevole agli investimenti.

“I governi africani hanno perso molto tempo a criticare l’attuale sistema di rating, dando l’impressione di voler ‘sparare al messaggero’”, afferma. “Farebbero meglio a impegnarsi per promuovere politiche macroeconomiche serie ed efficaci, oltre a regole chiare e trasparenti per gli investitori. Altrimenti resterà il sospetto che l’Africa voglia semplicemente darsi i voti da sola”.

I veri obiettivi

Secondo il sito d’informazione The Conversation, l’Afcra non dev’essere vista semplicemente come una nuova agenzia di rating che vuole sfidare quelle tradizionali: “I veri obiettivi sono espandere i mercati dei capitali africani, ampliare le informazioni sul credito e contribuire a reindirizzare i capitali verso investimenti produttivi nelle infrastrutture, nel settore dell’energia e nell’industria manifatturiera, in modo da creare posti di lavoro, generare reddito e sviluppare la capacità economica del continente”.

“Il successo della nuova agenzia dovrebbe essere quindi misurato in base alla sua capacità di aiutare i paesi africani a compiere progressi in questi settori”, aggiunge The Conversation.

La rivista statunitense Foreign Policy si chiede se l’Afcra riuscirà a ottenere maggiori finanziamenti per l’Africa: “Dato che il mercato del credito è globale e i principali finanziatori hanno sede fuori dal continente, l’impatto della nuova agenzia, che valuterà solo entità africane, potrebbe essere limitato. Più che a dei confronti tra profili di rischio degli stati africani, i grandi finanziatori sono interessati a valutazioni omogenee e globali, che li aiutino a decidere dove investire nel mondo”.

“Inoltre, nonostante le rassicurazioni, rimangono forti dubbi sull’indipendenza dell’Afcra”, prosegue. “A parte la concreta possibilità di valutazioni troppo benevole dei paesi africani, bisogna tener presente che l’agenzia è stata creata con l’obiettivo esplicito di rendere il continente più attraente agli occhi degli investitori, e questo potrebbe spingerla a minimizzare i profili di rischio”.

Foreign Policy ricorda che attualmente in Africa solo Botswana, Mauritius e Marocco hanno un rating “investment grade” (giudicato quindi affidabile), mentre tutti gli altri sono classificati “junk grade”, cosa che aumenta in modo significativo gli interessi da pagare per i finanziamenti.

Aggiunge però che la crisi del debito in corso in Africa dipende solo marginalmente dagli alti costi di finanziamento legati ai rating: “Gran parte del debito è conseguenza dei prestiti ottenuti da istituzioni come il Fondo monetario internazionale”.

Composizione da definire

La rivista panafricana Jeune Afrique sottolinea che la grande ambizione dell’Afcra è di offrire, rispetto ai colossi statunitensi, “una prospettiva complementare, più vicina alla realtà economica dell’Africa”: “L’agenzia potrà estendere i rating a stati che oggi non sono valutati, ma anche ad aziende pubbliche e private, fornendo informazioni utili agli investitori africani e favorendo lo sviluppo dei mercati finanziari nazionali e regionali”.

Per quanto riguarda la questione della credibilità, Jeune Afrique ribadisce che “nessun governo figurerà tra gli azionisti dell’agenzia”, aggiungendo però che è presto per dare giudizi perché la sua composizione è tutta da definire.

“L’Afcra è partita con il piede giusto”, afferma il quotidiano finanziario sudafricano Business Day, “ma dovrà superare degli ostacoli notevoli per ottenere credibilità. Ai fondatori va riconosciuto il merito di aver tenuto fuori i governi, ma questo non significa che non cercheranno d’interferire. L’agenzia dovrà essere capace di opporsi”.

E conclude: “L’Afcra dovrà affrontare sfide molto difficili, ma è giusto darle una possibilità”.

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