Con la candidata di estrema destra Marine Le Pen in testa nei sondaggi e le crescenti tensioni all’interno della sinistra, la campagna elettorale per le presidenziali francesi del 2027, il cui primo turno è previsto il 18 aprile, sta entrando nel vivo.
Il 23 agosto, mentre il candidato della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon, leader di La France insoumise (Lfi), ha tenuto un importante comizio a Châteauneuf-sur-Isère, nel dipartimento della Drôme, l’eurodeputato socialdemocratico Raphaël Glucksmann ha annunciato in tv la sua candidatura alla successione di Emmanuel Macron, che non potrà ripresentarsi perché ha raggiunto il limite massimo di due mandati consecutivi.
“È cominciata la battaglia delle sinistre”, titola il quotidiano francese Le Monde, riferendosi alle posizioni apparentemente inconciliabili di Mélenchon e Glucksmann.
Entrambi i candidati cercano di ottenere il sostegno del partito ambientalista Les Écologistes, guidato da Marine Tondelier. Non a caso, dopo aver dichiarato che la “vittoria è possibile”, Mélenchon si è soffermato soprattutto sulla crisi climatica e sulla transizione energetica. Anche Glucksmann sta corteggiando gli ambientalisti e ha affermato che “riguardo alla catastrofe climatica avevano ragione su tutta la linea”.
Glucksmann, europeista e fautore della linea dura nei confronti della Russia, punta a rappresentare il campo socialdemocratico alle presidenziali, sfidando apertamente l’estrema destra e la sinistra radicale, che sono avanti nei sondaggi.
Parteciperà alle primarie di ottobre organizzate dal Partito socialista e dalla sua formazione, Place publique, per designare un candidato comune, mentre il leader socialista Olivier Faure non ha ancora sciolto la riserva.
Nei sondaggi Glucksmann raccoglie il 10-11 per cento delle intenzioni di voto e sembra al momento il candidato più forte del campo socialdemocratico, ma secondo un sondaggio pubblicato il 24 agosto non arriverebbe al ballottaggio, in cui si sfiderebbero invece Le Pen (35-38 per cento) e Mélenchon (16-17 per cento). In questo caso Le Pen sarebbe nettamente favorita al secondo turno (64 a 36 per cento).
Il programma di Glucksmann prevede un aumento del salario netto dei lavoratori grazie a una riduzione dei contributi sociali, una misura che sarebbe finanziata da una maggiore tassazione sulle grandi eredità.
Una lunga lista di candidati
“Lo scenario di una lotta tra forze di sinistra inconciliabili, incubo della leader ecologista Tondelier, sembra più concreto che mai”, afferma Le Monde. “E questo è solo un assaggio della battaglia più grande che si profila all’orizzonte, considerando la probabile candidatura di François Hollande”. L’ex presidente socialista scenderebbe in campo dopo le primarie, con conseguenze al momento imprevedibili.
“Non ho alcuna voglia di fare campagna per Mélenchon o per Glucksmann. Voglio fare campagna per l’ambiente”, ha dichiarato Tondelier, che a sua volta non ha ancora escluso una candidatura. Sempre a sinistra, nei giorni scorsi ha annunciato che si candiderà anche Fabien Roussel, leader del Partito comunista francese.
Al di fuori della sinistra, la lista dei candidati alle presidenziali è già piuttosto lunga. Le Pen, leader storica del Rassemblement national (Rn), ha ufficializzato la sua candidatura all’inizio di luglio, dopo essere stata condannata anche in appello per appropriazione indebita di fondi pubblici europei, ma con una riduzione del periodo d’ineleggibilità.
Il centro è invece rappresentato da due politici che sono stati premier di governi sotto la presidenza di Macron, Édouard Philippe e Gabriel Attal, e la destra conservatrice dall’ex ministro dell’interno Bruno Retailleau.
Secondo il quotidiano britannico The Guardian, per la prima volta Le Pen ha una reale possibilità di diventare presidente: “È una candidata molto più temibile rispetto al suo previsto sostituto, Jordan Bardella. Ora che la corte d’appello di Parigi ha ridotto la sua ineleggibilità per frode, potrà beneficiare di due carte vincenti nella corsa alla presidenza. Da un lato, come già in passato, si presenterà come la grande outsider e nemica delle élite politiche, nonostante ricopra cariche elettive dal 1998. Dall’altro, dopo la battaglia giudiziaria, potrà presentarsi anche come ‘sopravvissuta’, ‘madre coraggio’ e ‘nonna combattiva’, per usare le definizioni di alcune figure di spicco della politica francese, tra cui ex ministri”.
Il Guardian ricorda che in base agli ultimi sondaggi Le Pen sarebbe in grado di sconfiggere qualsiasi rivale al ballottaggio, tra cui Philippe, considerato il principale candidato centrista (54 a 46 per cento).
Secondo il quotidiano britannico, il tallone d’Achille di Le Pen potrebbe essere l’economia: “Le prestazioni insufficienti di Le Pen nei dibattiti televisivi sull’economia nel 2017 e nel 2022 avevano contribuito alle sue sconfitte contro Macron. Le politiche economiche dell’Rn sono un mix incoerente di alta spesa sociale e bassa tassazione, di libero mercato e interventismo statale. Bardella aveva cercato di orientare il partito verso politiche di destra più tradizionali e compatibili con l’Unione europea, ispirandosi alla presidente del consiglio italiana Giorgia Meloni. Ma la candidatura di Le Pen implica un ritorno alla ‘marinomics’ (un neologismo usato per indicare il suo programma economico, ndr) e a politiche che puntano a smantellare l’Unione europea dall’interno. Con un debito pubblico che ha superato i 3.500 miliardi di euro e il paese costantemente sull’orlo di una crisi fiscale, la prospettiva di un governo di estrema destra potrebbe spaventare gli elettori più anziani e benestanti”.
“Le Pen risponderà alle contestazioni dicendo: ‘Macron vi ha già ingannati due volte con le sue promesse. E guardate dove vi ha portato: altri mille miliardi di euro di debito. È ora di dare una possibilità a una donna con i piedi per terra. Non potrei fare di peggio’. Ma in realtà potrebbe fare molto, molto peggio. Una presidenza Le Pen condurrebbe la Francia e l’Unione europea in un territorio nuovo e pericoloso”, conclude il Guardian.
Minaccia per la Nato
Il sito d’informazione statunitense Politico si sofferma invece sulla minaccia che rappresentano le presidenziali francesi per la Nato: “In un momento cruciale, in cui l’alleanza atlantica è alle prese con i dubbi sulla reale volontà di Washington di difendere l’Europa e in cui i paesi europei si stanno riarmando per prevenire un possibile attacco russo, i sondaggi mostrano che circa la metà degli elettori francesi sostiene candidati che contestano la Nato. Le Pen vorrebbe il ritiro di Parigi dal comando integrato dell’alleanza, mentre Mélenchon si è detto favorevole a un’uscita pura e semplice. Un ritiro della Francia, l’unica potenza nucleare dell’Unione europea, avrebbe gravi ripercussioni sull’alleanza, mettendo in dubbio la presenza delle truppe francesi in Romania ed Estonia, limitando l’accesso a equipaggiamenti chiave e indebolendo il coordinamento militare tra i paesi membri”.
“Secondo un sondaggio condotto in primavera nei paesi della Nato”, prosegue Politico, “il 54 per cento dei francesi è favorevole alla permanenza nell’alleanza, il secondo dato più basso fra i 32 paesi membri dopo il Montenegro. In passato il sistema elettorale francese a doppio turno aveva sempre impedito la vittoria dei sostenitori della linea dura, dato che al ballottaggio gli elettori si schieravano a favore dei candidati più moderati, ma nel 2027 si profila uno scenario diverso. Sia Le Pen sia Mélenchon, infatti, contestano la Nato in modo forte e chiaro”.
“Trump non è riuscito a distruggere la Nato. Lo farà Marine Le Pen?”, titola il settimanale britannico The New World.
“Molti pensano che il problema principale della Nato sia gestire le intemperanze di Donald Trump. Ma nel quartier generale dell’alleanza atlantica a Bruxelles sta prendendo piede una preoccupazione più grande, legata alla possibilità che una rappresentante dell’estrema destra e sostenitrice del Cremlino assuma la guida di un paese chiave della Nato”, scrive The New World.
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