L’anno prossimo la Francia avrà di fronte a sé delle scelte politiche decisive. Da un lato c’è una destra nazionalista in espansione, sempre più vicina al mondo dell’imprenditoria, e che vuole arrivare al potere stigmatizzando l’immigrazione e gli stranieri. Il suo asso nella manica sono i referendum contro i migranti, che promettono di “ridare la parola al popolo”. Di fronte a questo scenario la sinistra esita, si divide, balbetta.
Per chiarire le sue posizioni e unire le forze in vista delle presidenziali del 2027, la sinistra deve proporre l’adozione tramite referendum di un’imposta di solidarietà nazionale sui miliardari e su chi ha patrimoni superiori ai 100 milioni di euro. Data la posta in gioco, è il modo migliore per risolvere la questione. La destra vuole dare la parola al popolo sull’identità e l’immigrazione. La sinistra deve fare lo stesso, ma ponendosi sul terreno della solidarietà e della giustizia. E mostrando che il discorso contro i migranti del Rassemblement national è solo uno specchietto per le allodole utile a dirottare la rabbia sociale e a difendere i ricchi.
Una proposta del genere permetterebbe di chiarire le scelte che abbiamo di fronte e di mettere la questione democratica al centro delle elezioni presidenziali. In Francia non si tiene un referendum dal 2005. La crisi dei gilet gialli avrebbe dovuto essere l’occasione per organizzarne uno. Ma nulla è stato fatto. È il momento di affidarsi ai cittadini e ridargli la parola su un tema fondamentale per la storia del paese dal 1789: l’uguaglianza.
Per chiarire le sue posizioni in vista delle presidenziali del 2027 in Francia, la sinistra deve proporre l’adozione di un’imposta di solidarietà nazionale sui miliardari
Il testo sottoposto a referendum potrebbe ispirarsi all’imposta di solidarietà nazionale (Isn) adottata nel 1945. L’Isn si fondava su due componenti: da una parte un’imposta sui patrimoni più grandi detenuti nel 1945, con un’aliquota fino al 20 per cento sulle fortune più sostanziose; dall’altra, un prelievo eccezionale sulle ricchezze accumulate tra il 1938 e il 1945, con un’aliquota fino al 100 per cento per i maggiori aumenti patrimoniali.
Anche l’Isn nella sua versione del 2027 potrebbe articolarsi su due assi: da una parte un’imposta straordinaria con un’aliquota del 50 per cento sugli aumenti di patrimonio superiori ai 100 milioni di euro registrati tra il 2017 e il 2027; e un’imposta annuale e permanente con un’aliquota del 5 per cento sui patrimoni superiori a 100 milioni e del 10 per cento su quelli che vanno oltre il miliardo. Le entrate per lo stato sarebbero di circa 800 miliardi di euro, cioè circa il 30 per cento del pil.
Si tratta comunque di una misura modesta se paragonata al Lastenausgleich tedesco del 1952, un sistema di tassazione straordinaria sui patrimoni più elevati, le cui entrate rappresentavano il 60 per cento del pil tedesco dell’epoca, mentre i patrimoni privati erano meno consistenti rispetto a quelli francesi di oggi. Per evitare l’evasione, l’Isn sarebbe proporzionato al numero di anni di residenza in Francia.
Così la fuga fiscale non costerebbe molto alle casse dello stato (per esempio, un contribuente che decidesse di spostare la sua residenza fiscale dopo sessant’anni vissuti in Francia, dovrebbe continuare a versare ogni anno per sessant’anni una percentuale decrescente della tassa dovuta dai residenti proporzionale alla parte della sua vita trascorsa nel paese). Questi 800 miliardi di euro sarebbero pagati dai miliardari sotto forma di titoli e collocati in un fondo sovrano che permetterebbe allo stato di riorientare gli investimenti in funzione delle priorità strategiche, in particolare sul piano energetico.
Con queste risorse la Francia potrebbe lanciare un prestito di 400 miliardi con cui finanziare un piano d’investimenti nella formazione, nella ricerca e nella sanità.
Si tratta di un nuovo contratto sociale, un altro modello di sviluppo più equo. Un modello in netto contrasto con quello che ci propongono i miliardari e i tecnonazionalisti, che vogliono solo riempire il mondo di data center e arricchirsi sempre di più.
Alcuni diranno che l’imposta di solidarietà nazionale è incostituzionale. Ma una tassa simile è già stata applicata in Francia nel 1945 (così come in molti altri paesi nel dopoguerra) e da allora non c’è stata nessuna modifica costituzionale che vieti la tassazione progressiva dei patrimoni. Inoltre l’articolo 11 della costituzione francese permette al presidente di sottoporre agli elettori qualsiasi progetto di legge relativo alla “politica economica o sociale della nazione”.
Naturalmente ci si può opporre politicamente all’Isn, per esempio spiegando che le disuguaglianze patrimoniali attuali sono indispensabili per affrontare le sfide del futuro, oppure affermando che questa tassa sarebbe auspicabile in astratto ma facilmente aggirabile nella pratica. Sono discorsi poco convincenti alla luce dei dati disponibili, ma il dibattito è legittimo. Quel che è certo è che bisogna smettere di nascondersi dietro pseudo-argomentazioni giuridiche e accettare di portare la discussione sul terreno politico, storico, sociale ed economico. Gli elettori hanno diritto al dibattito democratico. ◆ fdl
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Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 36. Compra questo numero | Abbonati




