Non seguite le luci recita il titolo del lavoro fotografico di Claudio Palma dedicato al Vallo di Diano, un’ampia valle situata nella provincia di Salerno, al confine con la Basilicata. È un invito a non percorrere tragitti già conosciuti e quindi rassicuranti, ma a esplorare il paesaggio in maniera personale, cercando elementi in grado di scrivere una nuova storia del territorio, avvalendosi del contributo di una comunità. Palma ha scelto di non trattare il paesaggio solo come un luogo, ma come un insieme di relazioni tra persone, ricordi, case, oggetti e ambiente naturale.

Il suo lavoro fa parte dell’Archivio Atena, un progetto fondato nel 2021 dal comune di Atena Lucana (provincia di Salerno) in collaborazione con l’università Isia di Urbino e la Federico II di Napoli, e guidato dal fotografo Alessandro Imbriaco che ne è il direttore artistico. Nato come iniziativa di censimento e valorizzazione del patrimonio culturale dell’area, nel tempo si è strutturato come uno spazio per connettere pratiche artistiche, ricerca, politiche pubbliche e processi di rigenerazione territoriale.

L’idea è di mettere in discussione il concetto di comunità per arrivare a concepirlo non come un gruppo definito, ma una condizione che si costruisce nel tempo, nell’incontro tra chi abita un territorio da sempre, chi ci vive da poco e chi lo attraversa solo temporaneamente. “La fotografia è l’asse centrale di questo metodo: uno strumento di ricerca capace d’interrogare il reale, analizzare le trasformazioni e restituire la complessità del patrimonio culturale”, ha detto Imbriaco.

Non seguite le luci (Claudio Palma)

In cinque anni il progetto ha coinvolto più di duecento persone tra studenti, docenti, artiste e ricercatrici, producendo più di diecimila file digitali dedicati alla documentazione del territorio contemporaneo e circa settemila immagini provenienti dagli archivi familiari. Da questo patrimonio sono nati più di cento progetti artistici.

Ora dopo anni di raccolta, produzione e lavoro condiviso, il progetto si presenta al territorio nella sua complessità per far conoscere un archivio “vivo”, fatto di immagini, relazioni e domande ancora aperte: che cosa è stato costruito finora, che cosa può essere rimesso in circolo, che cosa resta da immaginare? La mostra Opera paese, che inaugura il 20 giugno e sarà visitabile fino al 31 luglio, è il luogo in cui queste domande saranno condivise con il pubblico.

Lune nei pozzi (Studio Figure)

Il centro storico di Atena Lucana ospiterà una rete di mostre diffuse che testimoniano il processo di rigenerazione culturale del territorio: “In una comunità di circa duemila persone, di cui solo una novantina sono residenti, numerosi spazi fino a poco tempo fa inutilizzati o chiusi – chiese, abitazioni private e altri luoghi storici – sono stati riaperti e riconvertiti in sedi espositive”, spiega Imbriaco. Invece nella Certosa di Padula una selezione di circa duemila fotografie sarà esposta sotto forma di vero e proprio archivio: “Tutte le foto sono state uniformate a livello di carta e formato e sono poi state catalogate con delle schede informative. È l’archivio che diventa mostra”.

Ciò che accomuna i numerosi progetti è il coinvolgimento della comunità locale, che siano gli abitanti, i residenti o persone che sono state nel territorio solo di passaggio. In-equilibrio è la mostra, a cura di Alessandro Imbriaco e Luca Capuano, che raccoglie i progetti realizzati dagli studenti dell’Isia di Urbino che hanno partecipato a una residenza ad Atena Lucana. Attraverso foto, installazioni, video e altri linguaggi, i lavori hanno esplorato il Vallo di Diano con una particolare attenzione ai cosiddetti “terzi paesaggi”, aree spesso trascurate ma capaci di conservare biodiversità, memorie e forme di resistenza.

E ti dicevano le cose così (Nunzia Pallante)

Un’altra esperienza che sarà riportata in mostra è quella dell’artista Nunzia Pallante, che ha lavorato per quattro anni con le donne ricamatrici del paese, raccogliendo racconti, memorie e storie familiari. Da questo percorso sono nate diciassette opere tessili, realizzate insieme alle abitanti.

Lune nei pozzi è invece il lavoro realizzato da Studio Figure formato da Giulia Ticozzi e Giuseppe Fanizza, che esplora il rapporto tra Atena Lucana e le sue acque sotterranee, prendendo i pozzi come simboli di memoria, vita quotidiana e immaginazione.

Cosa vuol dire abitare? (Chiara Solimene)

Gaia Credentino e Marco Gennari hanno realizzato invece il progetto Ella è guarita, in cui hanno fotografato gli ex voto che si trovano nel santuario di San Ciro ad Atena Lucana. Alcune foto sono state riprodotte sotto forma di gigantografie e saranno allestite sui camion di vari trasportatori locali, che porteranno questo progetto in giro per l’Italia, a partire dal 27 giugno.

In Cosa vuol dire abitare? Chiara Solimene ha raccontato le storie di cinque famiglie e dei loro spazi domestici riflettendo sul modo in cui gesti, oggetti, memorie e pratiche quotidiane diano forma al nostro modo di vivere uno spazio.

Geography of strata (Fabio Barile)

Il lavoro Geography of strata di Fabio Barile è nato dall’osservazione della particolare conformazione geografica del territorio: un altopiano situato a circa 450 metri sul livello del mare, circondato da due catene montuose. Un paesaggio apparentemente pianeggiante che, all’improvviso, si innalza verso le vette. Nella sua ricerca Barile ha indagato questa dimensione verticale, dalle grotte di Pertosa fino alle montagne, mettendo in relazione geografia, percezione e comunità.

“È ancora difficile prevedere quale sarà l’evoluzione futura di questo percorso, ma una parte importante del risultato è già stata raggiunta: è stato prodotto, catalogato e restituito alla comunità un patrimonio materiale e immateriale , diventando una risorsa permanente del territorio e ora c’è la cooperativa di comunità Archivio Atena a prendersene cura. L’obiettivo ora è trasferire questo metodo in altri contesti, attraverso una nuova generazione di professionisti che si sono formati qui e ora lavorano insieme a noi all’Archivio”, conclude Imbriaco.

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it