Secondo gli ultimi dati disponibili, la stagione influenzale nell’emisfero settentrionale sarebbe partita in anticipo, una notizia che potrebbe spingere le autorità sanitarie dei vari paesi a modificare i calendari per le campagne vaccinali. Nel Regno Unito e lungo la costa occidentale degli Stati Uniti la percentuale di persone risultate positive ai test per l’influenza è insolitamente alta per questo periodo dell’anno. In Giappone i focolai registrati ad agosto e all’inizio di settembre hanno portato alla chiusura di alcune scuole in concomitanza con la riapertura dopo le vacanze estive.
“Se la tendenza che abbiamo osservato lungo la costa occidentale degli Stati Uniti sarà confermata, dovremo prendere atto che la stagione influenzale è stata incredibilmente prematura”, spiega Scott Hensley, virologo dell’università della Pennsylvania a Philadelphia.
Negli Stati Uniti il sottotipo rilevato nella maggior parte dei casi è l’H1n1, mentre la stagione precedente era stata dominata dall’H3n2. I dati di sequenziamento ricavati dai primi casi evidenziano la diffusione di una mutazione nell’H1n1 che sta suscitando una certa preoccupazione tra gli esperti.
“C’è qualcosa che non torna”
Dato che questi dati fanno riferimento a un numero relativamente ridotto di campioni positivi rispetto a quelli disponibili durante il picco della stagione influenzale, è ancora presto per fare previsioni. “Un inizio precoce non significa necessariamente una stagione più intensa”, spiega James Hay, epidemiologo dell’università di Oxford, nel Regno Unito. Ma “c’è qualcosa che non torna”, ha scritto l’epidemiologa Caitlin Rivers, ricercatrice della Johns Hopkins university a Baltimora, nel Maryland, nella sua newsletter del 27 settembre, intitolata Force of infection.
I primi dati sono bastati a convincere Rivers a modificare la sua strategia personale d’immunizzazione. In un anno normale, quando la stagione influenzale raggiunge il picco tra dicembre e gennaio, la ricercatrice aspetta fino metà ottobre per fare il vaccino, in modo da massimizzare la protezione. Ma quest’anno ha deciso di farlo in anticipo.
Di solito l’influenza è causata da una combinazione di tre virus: due sottotipi dell’influenza A, H3n2 e H1n1, e influenza B. Dato che i virus influenzali mutano geneticamente nel corso del tempo e l’immunità delle persone cambia in seguito a contagi e vaccini, è impossibile prevedere quale virus dominerà una determinata stagione. In base ai dati raccolti negli Stati Uniti, nella settimana che si è conclusa il 26 settembre l’H1n1 rappresentava il 96 per cento dei casi positivi, mentre l’H3n2 sfiorava il 4 per cento e il virus dell’influenza B non era stato rilevato.
Si tratta di un grande cambiamento rispetto all’anno scorso, quando era emersa una nuova variante dell’H3n2 chiamata subclade K. La variante era diventata dominante a livello globale perché aveva delle mutazioni che rendevano le persone più vulnerabili al contagio.
La mutazione G155e
Quest’anno la mutazione dell’H1n1 che preoccupa i ricercatori è la G155e. Alex Greninger, virologo dell’università di Washington a Seattle, riferisce che il suo laboratorio ha riscontrato la presenza della G155e in 13 dei 17 campioni in cui le sequenze genetiche erano abbastanza complete da poter identificare le mutazioni. I campioni erano stati raccolti nei mesi precedenti negli ospedali e nelle cliniche di Seattle.
Questa mutazione era già stata evidenziata in uno studio condotto da Jesse Bloom, virologo del Fred Hutchinson cancer center di Seattle, pubblicato il mese scorso sul server di prestampe bioRxiv, prima della revisione paritaria (peer review).
Bloom e i suoi colleghi hanno analizzato la capacità degli anticorpi presenti nei campioni di sangue prelevati a 260 persone in Australia e negli Stati Uniti di riconoscere e bloccare il contagio da 148 virus dell’influenza A che circolavano alla metà del 2026. “È emerso che vari ceppi in cui è presente la mutazione G155e sono più difficili da riconoscere per gli anticorpi preesistenti”, spiega Bloom. Gli anticorpi prelevati da adolescenti e giovani adulti erano particolarmente inadatti a riconoscere la variante, probabilmente perché molte persone in questa fascia d’età non erano mai state esposte a virus H1n1 con caratteristiche simili.
L’analisi, insieme ai primi dati di sequenziamento provenienti dal laboratorio di Greninger, suggerisce che la stagione influenzale potrebbe essere relativamente più grave a causa di ceppi in grado di sfuggire all’immunità, afferma Bloom.
Decisioni prese con mesi d’anticipo
Ogni anno la composizione dei vaccini contro l’influenza viene stabilita in base alle mutazioni genetiche, con l’obiettivo di proteggere la popolazione contro i virus che hanno una maggiore probabilità di circolare nei mesi successivi. Tuttavia, queste decisioni sono prese con mesi d’anticipo, mentre i virus continuano a mutare. Questo significa che piuttosto spesso, al momento della somministrazione, i vaccini non combaciano con i ceppi in circolazione. L’anno scorso, per esempio, il vaccino non teneva conto della subclade K dell’H3n2, emersa intorno alla metà del 2025, cioè quasi tre mesi dopo la decisione sulla composizione del vaccino per l’emisfero settentrionale.
Quest’anno le componenti del vaccino per contrastare l’H3n2 e l’influenza B sembrano adatte ai virus in circolazione, spiega Hensley. Per quanto riguarda l’H1n1, invece, se i ceppi con la mutazione G155e dovessero diventare dominanti, il vaccino potrebbe non essere particolarmente efficace, sottolinea Bloom, precisando però che è troppo presto per trarre conclusioni.
In ogni caso Hensley aggiun che per tutti è importante fare il vaccino, che è in grado di assicurare un buon grado di protezione anche quando non è perfettamente allineato con i virus in circolazione. Il vaccino dell’anno scorso, nonostante la scarsa corrispondenza con i ceppi dominanti, si era comunque dimostrato capace di riconoscere il virus H3n2, garantendo una discreta efficacia.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it