In un balcone al quinto piano di un edificio del centro di Buenos Aires le api entrano ed escono senza sosta attraverso un piccolo buco nella parete: è l’apertura da cui passano i tubi del gas e dell’elettricità. Il movimento è costante. Le api arrivano, spariscono nella fessura e tornano cariche di polline. Lavorano tutto il giorno. Agustín Ezcurra – che vive nell’appartamento ed è anche l’amministratore del palazzo – le osserva con fastidio. “L’alveare continua a crescere da quindici anni. Sale e scende lungo il muro cieco e attraversa diversi piani del palazzo. Se guardi bene ti accorgi che i balconi degli altri appartamenti sono chiusi. Nel mio caso la situazione è particolarmente fastidiosa, perché l’alveare è vicino alla finestra della cucina”.

Mentre parla, in piedi sul balcone, Ezcurra introduce un piccolo tubo di legno nel buco nel muro. Subito diverse api escono dall’alveare e si sparpagliano nell’aria, riempiendo questo angolo della città. La scena, che potrebbe essere quasi poetica, semina il panico. La fama delle punture delle api – il loro meccanismo di difesa – impedisce a molte persone di capire quanto questi insetti siano fondamentali per la nostra vita.

Le parole di Ezcurra lo confermano: “Non voglio saperne più niente. Sto insistendo con il consorzio affinché risolva il problema. Mio fratello mi ha mostrato un video su Instagram in cui un apicoltore salva le api. Prima di usare il veleno, cerchiamo una soluzione più sana per tutti”.

Così Ezcurra ha conosciuto Marcelo Loiseau, un apicoltore con più di trent’anni di esperienza originario della provincia di Buenos Aires. Oltre alla sua attività regolare, Loiseau si occupa anche di ricollocare gli alveari che appaiono nei luoghi più frequenti e anche in quelli più inaspettati: pareti, tetti, terrazze, alberi e balconi. Tutti spazi che offrono protezione e tranquillità alle api.

“Qualche anno fa la gente non si chiedeva cosa fare quando trovava un alveare in casa”, racconta Loiseau. “Lo eliminavano con il veleno e risolvevano il presunto problema. Ma con la sensibilizzazione sui social network sul valore di questi insetti e sul rischio che si estinguano, la situazione sta cambiando. Ci sono imprese di disinfestazione che si rifiutano di maltrattare le api. Significa che c’è una maggiore coscienza della loro importanza”.

Rifugio in città

Il paradosso è che mentre nelle città le api trovano rifugio, nelle campagne succede spesso il contrario. La diffusione dell’agroindustria e l’uso intensivo di pesticidi costringono le api domestiche (Apis mellifera) a lasciare le aree rurali in cerca di luoghi più sicuri, come appunto le città. “Tutti gli alberi di Buenos Aires sono nettariferi: le piazze, i giardini e le api sono ovunque”, afferma Loiseau. Ormai le api esplorano il territorio urbano.

Quando un alveare cresce, soprattutto in primavera, si riproduce mediante un processo conosciuto come sciamatura: una regina abbandona la colonia accompagnata da migliaia di api operaie per fondare un nuovo nucleo. Prima che lo sciame parta, un gruppo di api esploratrici perlustra l’area alla ricerca di un rifugio adeguato. Le api prediligono gli spazi chiusi, come i buchi negli alberi, nelle pareti, nei tetti e nelle strutture urbane. Una piccola apertura di uno o due centimetri è sufficiente allo sciame per installarsi.

Per questo nelle città non è raro vedere alveari nei muri ciechi, nelle terrazze, nei balconi e nelle cavità degli edifici. Quando le api esploratrici incontrano un luogo adatto, tornano alla colonia e lo comunicano al resto dello sciame.

Il trasferimento delle colonie di api da miele non risponde solo a un pericolo emerso nelle vicinanze, ma dipende anche dalla cosiddetta sindrome dello spopolamento degli alveari (Ccd), un fenomeno che preoccupa gli scienziati e gli apicoltori di tutto il mondo e ha diverse cause. Nell’ultimo decennio i ricercatori hanno scoperto che ci sono più di venti virus che colpiscono le api e debilitano gli alveari.

Un problema è il Varroa destructor, un parassita che attacca la parte esterna del corpo delle api adulte e si riproduce nelle celle di covata. La sua presenza indebolisce la colonia e favorisce la trasmissione di diversi virus, aumentando il rischio di un collasso totale dell’alveare.

Dal 2008 il dipartimento di apicoltura del Centro di microbiologia di base e applicata dell’università nazionale di La Plata studia i virus che colpiscono le api mettendo a punto strategie per migliorare la salute degli insetti. Il ricercatore Francisco José Reynaldi spiega che “a questo si aggiungono l’uso dei prodotti agrotossici, la crisi climatica e l’espansione delle monocolture, con la conseguente perdita di habitat.

Negli ambienti rurali tutti questi elementi si combinano tra loro e finiscono per indebolire le colonie”. Le città, di conseguenza, diventano rifugi ideali, perché sono meno esposte ai pesticidi agricoli.

Casi risolti

Loiseau pensa a come trasferire l’alveare dal quinto piano del palazzo di Buenos Aires. “Dovremo usare un’imbracatura e rompere la parete. Quando troveremo uno spazio comodo per poter prelevare le api, collocheremo l’alveare in una cassa di legno e lo sposteremo in un luogo sicuro, lontano dai prodotti chimici usati nell’agricoltura”, spiega. “Questi alveari in legno, detti a telai mobili, hanno la particolarità di essere smontabili. Posizioniamo i favi all’interno dei telai e li copriamo. Inoltre cerchiamo la regina, perché attrae il resto delle api. Per la colonia è un’esperienza stressante, ma se tutto va bene l’alveare recupera il suo equilibrio in un nuovo habitat”.

In Canada, negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei come Francia, Germania e Spagna sono promosse politiche per integrare il mondo delle api nella vita urbana. In America Latina, e in particolare in Argentina, la situazione è diversa, perché non c’è una legge nazionale che regoli in modo specifico l’apicoltura urbana, ma solo norme provinciali e programmi municipali che fissano criteri sulla presenza di alveari nelle aree abitate. Questi regolamenti, però, sono spesso frammentari o poco chiari.

Nelle città la ricollocazione degli alveari è un’attività sempre più frequente. Il profilo Instagram di Loiseau riporta i casi risolti dall’apicoltore: alveari nascosti nei muri, nei buchi degli edifici, nei tetti, nei balconi e negli alberi urbani. I risultati sono incoraggianti: una volta trasferite in un ambiente più adatto, molte colonie ritrovano il loro ritmo consueto. Dopo alcuni giorni, a volte qualche settimana, le api riprendono la loro routine: escono in cerca di nettare e polline, organizzano l’alveare e continuano a fare il lavoro silenzioso che sostiene buona parte della biodiversità del nostro pianeta.

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