Per più di sette anni, dopo essere entrato in parlamento nel maggio 2012, il partito Alba dorata era stato al centro della vita politica greca. La sua ascesa era stata accompagnata da scene che avrebbero dovuto rendere inequivocabile la sua natura. Durante la campagna elettorale del giugno 2012 il futuro deputato Ilias Kasidiaris aveva aggredito due politiche di sinistra in diretta tv. Altri militanti di primo piano del partito avevano espresso apertamente la loro ammirazione per Adolf Hitler.
Fuori del parlamento la situazione era ancora più inquietante. Alba dorata non era semplicemente un partito estremista, ma anche – come avrebbe stabilito qualche anno dopo un tribunale greco – un’organizzazione criminale responsabile di una fitta trama di violenze. Gli assalti squadristici terrorizzavano migranti e oppositori politici in tutta Atene, e i militanti erano coinvolti in alcuni degli omicidi più orribili di quegli anni, tra cui quelli del rapper antifascista Pavlos Fyssas e dell’immigrato pachistano Shahzad Luqman.
Il successivo giro di vite aveva portato a uno dei processi più importanti nella storia moderna della Grecia. Avviato nell’aprile 2015, il procedimento si era trascinato per più di cinque anni finché, nell’ottobre 2020, Alba dorata era stata riconosciuta colpevole di aver agito come un’organizzazione criminale ed era stata sciolta. Molti dei leader erano stati condannati a pene superiori ai dieci anni.
Oggi Kasidiaris è riemerso in una Grecia molto diversa da quella della rapida ascesa di Alba dorata. Alcune delle idee che un tempo caratterizzavano il partito, e che erano considerate un’anomalia estremista, fanno ormai parte del dibattito politico. Anche se il partito non esiste più, i fattori che lo avevano favorito sono più forti che mai.
Alba dorata ha sempre considerato i suoi leader prigionieri politici, definendo il processo una caccia alle streghe. Nel settembre 2025, meno di cinque anni dopo la sua incarcerazione, il fondatore del partito Nikólaos Michaloliákos è stato autorizzato a scontare la pena agli arresti domiciliari per motivi di salute. Pochi giorni fa, il 15 settembre, è stato scarcerato Kasidiaris, meno di sei anni dopo essere stato condannato a tredici anni e mezzo per aver diretto un’organizzazione criminale.
Negli ultimi sei anni Kasidiaris si è dato molto da fare. Dopo l’esclusione del suo partito Hellenes dalle elezioni del 2023, ha sostenuto gli Spartani, un partito semisconosciuto, contribuendo al loro ingresso in parlamento con un tweet diventato virale. Nel 2025 la corte suprema speciale ha stabilito che Kasidiaris aveva agito di fatto come leader occulto del partito. Ma quando si è discusso della sua scarcerazione, quest’attività politica illecita non è stata presa in considerazione, il che solleva seri dubbi sul comportamento delle autorità giudiziarie.
Dal punto di vista formale ci sono delle differenze tra Alba dorata e i successivi partiti di Kasidiaris. Il leader estremista ha per lo più abbandonato il simbolismo apertamente nazista, nonostante un documentato passato neonazista e il tatuaggio di una svastica, adattando la sua ideologia politica al linguaggio dell’ultranazionalismo. Gli esponenti di Hellenes, per esempio, si definivano paladini dell’identità nazionale greca, mentre gli Spartani nascondono i legami con Alba dorata, anche se vari candidati ne avevano fatto parte.
Il 15 settembre Kasidiaris ha lasciato la prigione di Domokos tra gli applausi di decine di sostenitori, tutti uomini, posando per alcuni selfie prima di annunciare il ritorno alla politica e il lancio di un “grande partito nazionale”.
Fino al 17 per cento dei voti
Probabilmente Kasidiaris potrà contare su un consenso più ampio di quanto dicano i sondaggi. In via confidenziale ho potuto vedere i dati non ancora pubblicati di due rilevazioni condotte da grandi società greche per valutare il sostegno a un ipotetico partito legato a Kasidiaris. Uno dei sondaggi dava i consensi al 6 per cento e l’altro all’8 per cento. Nella versione pubblicata questi dati sono però finiti nella categoria degli “altri”. Il 21 settembre un’altra società più piccola ha pubblicato i risultati di un sondaggio da cui è emerso che Kasidiaris potrebbe ottenere fino al 17 per cento dei voti.
Omettere cifre di questa portata significa nascondere informazioni politicamente importanti. Un pregiudicato neonazista è uscito di prigione con un elettorato potenzialmente in grado di sconvolgere il quadro politico greco e risuscitare un movimento che molti consideravano ormai sconfitto.
Tredici anni fa, mentre Alba dorata si affermava al culmine della crisi economica scoppiata nel 2009, alcuni commentatori greci si chiedevano apertamente se il paese avesse bisogno di una versione “più seria” del partito neonazista. Nel settembre 2013 il giornalista Babis Papadimitriou – che in seguito sarebbe diventato un deputato di Nuova democrazia (destra) – aveva espresso pubblicamente la speranza che una coalizione conservatrice potesse contare sul sostegno di “un’Alba dorata più seria”.
Per molti versi quel desiderio si è realizzato. L’attuale primo ministro Kyriakos Mitsotakis, leader di Nuova democrazia, ha nominato ad alcune delle cariche più alte dello stato vari ex esponenti del La.o.s., un partito ultraortodosso di estrema destra. Adonis Georgiadis, ex deputato del La.o.s., è attualmente ministro della salute e vicepresidente di Nuova democrazia, mentre Thanos Plevris, un altro ex militante del partito, è ministro per la migrazione e l’asilo.
Plevris è il figlio di Konstantinos Plevris, una delle personalità più note dell’estrema destra greca del dopoguerra, negazionista dell’olocausto e nazista e fascista dichiarato. I trascorsi di Thanos Plevris in materia d’immigrazione sono preoccupanti. Nel 2011 aveva dichiarato che era impossibile proteggere i confini del paese senza fare dei morti. In quello stesso discorso si era detto favorevole a negare viveri, acqua e assistenza sanitaria ai migranti senza documenti, con l’obiettivo dichiarato di rendergli la vita talmente insopportabile da scoraggiare altri arrivi. Plevris ha anche annunciato una dottrina “prigione o rimpatrio” per i migranti e definito gli arrivi dal Nordafrica “un’invasione”.
Sono proprio queste le posizioni su cui un tempo era possibile fare una distinzione tra Alba dorata e la destra tradizionale. Le posizioni di Alba dorata sull’immigrazione si fondavano sulla disumanizzazione delle persone migranti, considerate una minaccia all’esistenza della nazione. Oggi posizioni che nel 2012 erano considerate un’anomalia possono essere espresse da un ministro senza grandi conseguenze, a dimostrazione di quanto il discorso politico di Alba dorata sia diventato comune.
Spazio politico affollato
Vista nel più ampio contesto europeo, dove l’estrema destra è stata legittimata un po’ ovunque, la Grecia non è certo un’eccezione. Qui Alba dorata è scomparsa, ma lo spazio politico dell’estrema destra è più affollato che mai. I partiti Soluzione greca e Movimento patriottico democratico-Vittoria sono in parlamento, mentre Voce della ragione è rappresentato al parlamento europeo. I deputati eletti con gli Spartani siedono ancora in parlamento da indipendenti dopo che il gruppo è stato sciolto in seguito alla sentenza della corte suprema speciale.
Lo spazio dell’estrema destra potrebbe presto affollarsi ulteriormente. L’ex primo ministro di destra Antōnīs Samaras ha trascorso l’ultimo anno ad accarezzare l’idea di lanciare l’ennesima formazione politica, ergendosi a custode della nazione in pericolo. Nei suoi discorsi, incentrati sulle critiche alla cosiddetta “agenda woke”, mostra un’indignazione melodrammatica e usa toni da emergenza nazionale.
Ad agosto il fratello di Kasidiaris, Alexandros, anche lui ex militante di Alba dorata, ha chiesto alla corte suprema greca di poter registrare un nuovo partito. Si chiama Alleanza dei greci ed è stato presentato formalmente il 21 settembre. Ilias Kasidiaris non ha ancora chiarito che ruolo avrà nel partito, sempre che ne abbia uno.
I costituzionalisti sostengono che in base alla legge elettorale in vigore dal 2023 Kasidiaris non potrà guidare un partito fino al 2033. Il classico trucco di nominare qualcun altro a capo del partito potrebbe non bastare, perché la corte suprema potrebbe fare delle verifiche su un eventuale ruolo occulto di Kasidiaris.
Restrizioni insufficienti
Il problema è che Kasidiaris ha più volte dimostrato che le attuali restrizioni sono insufficienti. Un neonazista condannato non può fare politica dalla prigione? Lui l’ha fatto. Le sue dichiarazioni fatte in prigione non possono circolare sui social media? Nel suo caso è successo. Non può contribuire all’ingresso in parlamento di un partito di cui solo formalmente non fa parte? La vicenda degli Spartani dimostra che è possibile. A luglio perfino Elon Musk è intervenuto in questa storia, contestando pubblicamente la detenzione di Kasidiaris.
Nel 2023 avevo scritto sul quotidiano di sinistra Efimerida ton Syntakton che lo stato greco s’illude se pensa che le attuali restrizioni siano sufficienti a impedire il ritorno di Alba dorata. Uno dei principali promotori delle regole introdotte nel 2023 è stato Makis Voridis, all’epoca ministro dell’interno.
Alcuni decenni prima Voridis aveva guidato la sezione giovanile dell’Unione politica nazionale (Epen) – un partito fondato dal carcere dall’ex dittatore Geōrgios Papadopoulos – subentrando a Nikólaos Michaloliákos, che poi avrebbe fondato Alba dorata. Insomma, l’uomo che ha contribuito a creare il cordone sanitario intorno ai neonazisti greci è erede di una tradizione politica con radici nella giunta militare.
Le condizioni che avevano permesso ad Alba dorata di entrare in parlamento nel 2012 non sono magicamente scomparse dopo le condanne dei leader del partito. Per anni la Grecia ha trattato il neonazismo come se fosse un problema esclusivamente legale. Ma il percorso di Kasidiaris mostra tutti i limiti di questo atteggiamento. Un partito può sparire, ma quello che c’è dietro rimane.
La Grecia è un paese con un’importante storia di resistenza al fascismo, ma anche una straordinaria capacità di dimenticare che alcuni elementi del nazismo sono radicati nella sua vita politica. Il ritorno di Kasidiaris dimostra che l’atteggiamento verso Alba dorata è cambiato al punto che molte idee un tempo considerate neonaziste non sembrano più fuori dal mondo.
Probabilmente le regole attuali impediranno che il nome di Kasidiaris compaia sulle schede elettorali, ma non potranno smantellare quel bacino di consenso rappresentato dalla piccola folla che lo aspettava fuori del carcere. ◆
(Traduzione di Francesco De Lellis)
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it