In una delle ultime tappe della campagna per le primarie democratiche in Michigan per un seggio al senato degli Stati Uniti, Abdul El-Sayed ha invitato gli elettori, durante un piccolo evento nella parte rurale dello stato, a riflettere sul messaggio che avrebbero potuto mandare al resto del paese con il loro voto.

“Chi siamo? Chi vogliamo essere?”, ha chiesto El-Sayed. “Vogliamo essere uno stato definito dall’ammontare dei soldi che le grandi aziende portano per dirci cosa non possiamo avere? O vogliamo essere uno stato che mostra al resto del paese cosa è possibile fare quando si crea un movimento del popolo, dal popolo e per il popolo?”.

Il 4 agosto la visione di El-Sayed ha superato il primo ostacolo: ha vinto le primarie contro la deputata moderata Haley Stevens, sostenuta dall’establishment del Partito democratico e da decine di milioni di dollari di finanziamenti.

L’ascesa e la vittoria di El-Sayed potrebbero modificare il modo in cui i dirigenti politici guarderanno agli stati in bilico: non sarebbe più necessario che i candidati si posizionino al centro, ma che spieghino in che modo miglioreranno concretamente la vita delle persone, mentre le classi lavoratrici e medie fanno i conti con il costo della vita e con l’aumento delle spese sanitarie. Ora lo aspetta un’elezione molto combattuta, in uno stato decisivo.

El-Sayed ha vinto con il 48,5 per cento dei voti, contro il 47,5 per cento di Stevens. Lo scarto ridotto, insieme agli oltre sessantamila voti andati a un candidato che nel frattempo si era ritirato, suggerisce che dovrà unire il partito e convincere più elettori indipendenti e perfino di orientamento conservatore per battere il repubblicano Mike Rogers.

Ma queste primarie hanno anche consolidato il crescente sentimento anti-establishment della sinistra democratica, dove attivisti e sostenitori cercano una visione intraprendente che non faccia affidamento sullo status quo precedente all’ascesa di Donald Trump, come mostrano le recenti vittorie di candidati outsider. C’è la sensazione che il sistema fosse già compromesso prima di Trump e che tornare a quelle regole non servirebbe alle persone comuni. Si cercano politici capaci di mettere in discussione le ortodossie del proprio partito e di sfidare il peso del denaro nella politica statunitense.

Gli elettori del Michigan hanno trovato tutto questo in El-Sayed, che ha incentrato la sua campagna sull’assistenza sanitaria universale e non ha esitato a definire genocidio la guerra a Gaza.

“Non si limita a dirci cosa pensiamo sia possibile, ma cambia ciò che pensiamo sia possibile”, ha detto David Sernick, un elettore di Detroit che ha sostenuto El-Sayed.

Una campagna dal basso

El-Sayed si era candidato per la prima volta nel 2018, perdendo le primarie democratiche contro Gretchen Whitmer, oggi governatrice del Michigan. Questa volta ha costruito una campagna dal basso, attraversando lo stato con comizi e producendo contenuti facilmente condivisibili sui social media. Il comitato ha bussato a più di duecentomila porte e ha fatto più di un milione di telefonate, con l’aiuto di gruppi di sinistra come il Working Families Party e i circoli di Indivisible. El-Sayed ha partecipato a più di cinquecento eventi elettorali e ha visitato centocinquanta chiese.

Persone come Racquel Garcia, che ha votato per El-Sayed a Dearborn, hanno detto che la sua disponibilità a presentarsi di persona è stata decisiva per il loro voto. El-Sayed ha diretto il dipartimento della salute pubblica di Detroit e della contea di Wayne e, ha raccontato Garcia, partecipava alle udienze sulle autorizzazioni e rappresentava gli interessi dei cittadini.

“Ogni volta che incontriamo i funzionari della città di Detroit diciamo: ‘Dovete essere come lui’”, spiega Garcia. “Siete qui per proteggere noi, non l’industria. Per questo volevamo che fosse eletto. Eravamo felici perché è una persona autentica”.

Andy Levin, ex deputato del Michigan sconfitto da Stevens nel 2022 dopo la ridefinizione dei collegi elettorali, ha detto che il risultato smentisce “un’idea immutabile di quello che serve per essere eletto”, fondata su una politica dell’ansia e della paura.

“Le persone vogliono autenticità, vogliono che si dica la verità e vogliono politiche coraggiose, non solo proposte ma azioni, per poter respirare nelle loro vite”, ha detto Levin a Democracy Now. “È un movimento di statunitensi che dice: basta con la politica di sempre”.

Roy Harris, che ha votato alle primarie a Detroit ma non ha voluto dire per chi, ha spiegato che è arrivato il momento di cambiare. “Chi vuole comprare casa per la prima volta non può permettersela: quattrocentomila dollari per una prima casa, nessuno può farcela”, ha detto. “Sono stanco di pagare quattro dollari per tre litri di benzina e cerco un cambiamento. Spero che il nuovo corso ce lo porti”.

A Washington il tentativo di El-Sayed di conquistare un seggio al senato è considerato cruciale per le ambiziose speranze dei democratici di riprendere il controllo della camera alta e sarà seguito con attenzione da tutte le correnti della sinistra come indicatore del futuro del partito.

Alle elezioni presidenziali in Michigan ha vinto prima Trump, poi Biden e poi di nuovo Trump. È a tutti gli effetti uno stato in bilico. Se El-Sayed, politico dichiaratamente di sinistra, che ricorda spesso di avere “un nome buffo”, riuscisse a vincere un’elezione a livello statale, potrebbe cambiare gli equilibri della corsa presidenziale del 2028. Se invece perdesse, l’establishment e i commentatori lo definirebbero, insieme alle sue idee, troppo radicale: un monito a favore di una politica prudente.

In altri stati i candidati moderati hanno vinto le primarie democratiche, tra cui Marie Gluesenkamp Perez, democratica di centro in un collegio in bilico nello stato di Washington, che ha vinto la sfida contro una candidata più radicale, e Wesley Bell, che ha sconfitto l’ex deputata Cori Bush.

Chris Rabb, un socialista che ha vinto delle primarie combattute per un seggio alla camera in Pennsylvania, ha osservato di recente quanto sia alta l’asticella per gli esponenti della sua corrente quando cercano di sfidare i moderati.

“Nessuno chiede ai democratici ‘centristi’ di spiegare le loro sconfitte”, ha scritto Rabb su X. “Perdono collegi in bilico a ogni tornata elettorale e gli opinionisti di Washington parlano di ‘una mappa difficile’. I socialisti perdono una sola corsa importante e gli strateghi democratici ci trattano da reietti elettorali. È un doppio standard pretestuoso”.

Intanto la destra ha già definito la sua linea d’attacco. Rogers ha pubblicato un video realizzato con l’intelligenza artificiale che raffigura El-Sayed come Ulisse, insieme ad altri importanti esponenti democratici, all’interno del cavallo di Troia, accompagnato dal messaggio: “Non lasciate entrare il comunismo in Michigan”.

Un repubblicano non conquista un seggio del Michigan al senato dal 1994. Il Comitato nazionale repubblicano ha definito El-Sayed “il Mamdani del Michigan” e ha affermato che la sfida “contrappone il buon senso alla follia”.

El-Sayed, dal canto suo, resta fiducioso. A novembre punta a portare alle urne le persone che di solito si allontanano dalla politica perché sono disilluse o perché pensano che il sistema non possa migliorare la loro vita. “Ora l’obiettivo non è umiliare qualcuno, ma unirci tutti per battere insieme Mike Rogers”, ha detto El-Sayed.

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