Nel dicembre 2025 sui social media russi è circolata una foto che mostrava un gruppo di alunni di una scuola di San Pietroburgo durante una cosiddetta lezione di coraggio, una delle materie previste dal programma di educazione patriottica introdotto in Russia nel 2022, in cui personale militare è invitato a parlare direttamente a ragazzi e ragazze.
Gli uomini che in quell’occasione hanno fatto visita agli studenti, tutti tra i dodici e i tredici anni, non erano soldati dell’esercito regolare russo, ma miliziani della Rusič, un’unità paramilitare neonazista che combatte al fianco delle truppe di Mosca in Ucraina ed è famosa per la sua brutalità.
Quattro anni fa il presidente Vladimir Putin ha inviato le truppe russe in Ucraina con l’obiettivo dichiarato di “denazificarla” e “smilitarizzarla”. Questo non ha impedito al Cremlino di tollerare, con l’eccezione di qualche sporadica critica, la presenza al fronte di gruppi paramilitari di estrema destra.
Anche lontano dal campo di battaglia, sostengono gli esperti, con l’invasione dell’Ucraina le organizzazioni e i gruppi ultranazionalisti fedeli al Cremlino sono diventati più attivi e le loro opinioni hanno avuto grande spazio nel dibattito pubblico.
“Di per sé la guerra non ha reso più comuni le idee estremiste, in particolare quelle neonaziste, ma ha incoraggiato le persone che le sostengono a esprimerle pubblicamente”, spiega un esperto di movimenti di estrema destra russo, che ha chiesto di restare anonimo. “In linea di massima lo stato è disposto a tollerare quasi tutte le opinioni, a patto che chi le esprime sia attivamente favorevole alla guerra”.
L’unità paramilitare Rusič è nota soprattutto per le foto in cui i suoi militanti posano davanti ai corpi mutilati dei soldati ucraini e per aver apertamente chiesto di usare la tortura negli interrogatori dei prigionieri di guerra.
Dopo la visita alla scuola pietroburghese, il fondatore del gruppo, il neonazista Aleksej Milčakov, ha ricevuto una lettera di ringraziamento dall’amministrazione dell’istituto, che lodava “il suo contributo all’educazione civica e patriottica” e per aver condotto la “lezione di coraggio con grande professionalità”.
In seguito la scuola ha cercato di prendere le distanze dalla vicenda, affermando che alla lezione avevano preso parte anche altri due militari che avevano combattuto in Ucraina, uno dei quali era un parente di uno studente. Non è chiaro se anche loro facessero parte dell’unità Rusič.
Da parte sua, Milčakov ha risposto alle critiche promettendo che in futuro lezioni del genere “saranno tenute da combattenti della nostra unità a cadenza regolare”.
Sacrifici rituali
Guidata da Milčakov, l’unità Rusič aveva combattuto a fianco dei separatisti filorussi nel sudest dell’Ucraina già nella guerra del 2014-2015. In seguito, come è stato verificato dal sito russo Fontanka, il suo comandante ha combattuto con il gruppo mercenario Wagner in Siria.
Milčakov aveva ottenuto una certa notorietà nel 2011, per aver pubblicato online dei video che lo mostravano mentre uccideva e poi mangiava un cucciolo di cane. In altre immagini posava davanti a una bandiera con una svastica.
“Sono nazista. Non entrerò nei dettagli: nazionalista, patriota, di orientamento imperialista e così via. E so come si alza il braccio”, ha detto – alludendo all’abitudine di fare il saluto nazista – in un’intervista del 2020 in cui ha pronunciato anche questa frase: “Quando uccidi una persona, senti il brivido del cacciatore. E se non sei mai andato a caccia, devi provarci”.
Il canale Telegram dell’unità Rusič, che attualmente conta circa 243mila iscritti, ha ripetutamente pubblicato appelli a uccidere i militari ucraini, invece di tenerli come prigionieri di guerra, e a stuprare le donne ucraine che prestano servizio nell’esercito. Una volta ha chiesto anche che gli fosse consegnato un prigioniero di guerra ucraino, preferibilmente un tataro di Crimea, per inscenare “un sacrificio rituale agli dei slavi”.
La richiesta di “sacrificare” i soldati ucraini ha spinto Michail Šeremet, un consigliere regionale dell’oblast di Crimea, annesso alla Russia nel 2014, a chiedere alla polizia l’apertura di un’inchiesta per estremismo.
Šeremet non è stato l’unico a puntare il dito contro Milčakov. Nel 2022 perfino il deputato nazionalista e favorevole alla guerra Anatolij Wasserman si è rivolto al Comitato investigativo russo, accusando l’unità Rusič di aver commesso crimini di guerra.
“Lo stato russo è sempre stato multinazionale e multietnico. Chiunque sostenga la divisione etnica è un suo nemico”, gli ha fatto eco nel 2025 Evgenij Fedorov, un altro deputato russo ultraconservatore e allineato alle posizioni del Cremlino, aggiungendo che negli ultimi tempi la lotta contro questi nemici “ha perso vigore”.
Rusič ha risposto a Fedorov che “i nazionalisti russi avrebbero potuto farlo fuori come un cane e senza pagarne le conseguenze”. Nonostante tutto, il gruppo non è ancora stato indagato formalmente.
L’impunità degli estremisti
Quando nel 2023 gli sono state chieste spiegazioni sulla presenza di unità neonaziste al fianco dell’esercito in Ucraina, il deputato Andrej Kartapolov, coautore degli emendamenti al codice penale russo che puniscono il “discredito delle forze armate”, ha dichiarato che non c’erano prove sul sostegno di questi gruppi al nazismo. “Penso che si siano cancellati i tatuaggi e non facciano più il saluto nazista”, ha detto. “Se stanno svolgendo compiti nelle unità militari russe, vuol dire che sono cambiati”.
I sociologi affermano che le idee nazionaliste, un tempo considerate marginali, sono sempre più presenti in Russia, e che il sostegno alla guerra in Ucraina “dà legittimità politica ai nazionalisti e spesso fa da pretesto per giustificare le altre loro attività”.
Il centro di ricerca Sova, che studia i movimenti nazionalisti e razzisti in Russia, spiega che i gruppi nazionalisti filogovernativi inviano regolarmente al fronte aiuti umanitari e forniture militari, pubblicano notizie in linea con il governo e reclutano veterani di guerra per espandere le reti paramilitari di estrema destra.
I nazionalisti hanno costruito legami con il governo “allineandosi alle autorità su posizioni chiave, come il sostegno alla guerra in Ucraina, l’opposizione ai ‘valori liberali’ e ai sostenitori di questi e il conservatorismo sociale”, afferma il centro Sova.
“Al Cremlino non piacciono i nazisti dichiarati, ma collabora con i radicali di estrema destra filogovernativi”, dice , un sociologo dell’università di Brema specializzato in nazionalismo russo, osservando che la loro attività è sottoposta a una serie di limitazioni.
La Rusič non è l’unica formazione ultranazionalista russa che combatte in Ucraina.
L’unità Espanyola, formata da hooligans di estrema destra, ha preso parte alla battaglia per la città ucraina di Mariupol, compreso l’assedio dell’acciaieria Azovstal, oltre che ai combattimenti nelle regioni di Cherson e Zaporižžja.
Il gruppo ha annunciato lo scioglimento nel 2025 dopo la morte del suo leader, Stanislav Orlov, in circostanze poco chiare.
Il sito di giornalismo investigativo russo in esilio IStories ha riferito che l’Espanyola sarebbe stata finanziata da Viktor Šendrik, attualmente capo della sicurezza delle Ferrovie russe ed ex responsabile della sicurezza degli oligarchi Arkadij e Boris Rotenberg, molto vicini a Putin.
Un’altra formazione ultranazionalista attiva in Ucraina è la Imperskij legion (Legione imperiale), il braccio armato del Russkoe imperskoe dviženie (Movimento imperiale russo), che gli Stati Uniti hanno dichiarato “organizzazione terroristica” nel 2020.
Come spiega il centro Sova, in Russia ci sono anche nazionalisti di estrema destra contrari alla guerra, che però dal 2022 sono rimasti “in gran parte invisibili”. Molti sono finiti in carcere e sono stati costretti all’esilio, mentre altri sono andati a combattere per l’Ucraina. Tra loro ci sono militanti del Russkij dobrovolčeskij korpus (Corpo volontario russo), un’unità paramilitare di estrema destra guidata da Denis Kapustin, sospettato di simpatie neonaziste.
Tuttavia, secondo Mitrochin, l’estrema destra vicina al Cremlino “non ha mai avuto un impatto significativo” sul campo di battaglia in Ucraina. I tentativi della Russia di replicare quella che il Cremlino considera una strategia tipicamente ucraina – cioè la mobilitazione di formazioni ultranazionaliste – sono in gran parte falliti.
Secondo Mitrochin il vero problema è che “tra il personale militare russo, in particolare nelle forze speciali dei servizi di sicurezza e nelle truppe aviotrasportate, le idee di estrema destra, il culto della violenza e il sadismo sono estremamente diffusi. E il Cremlino, invece di cercare di sradicarli, li incoraggia”.
(Traduzione di Alessandra Bertuccelli)
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