Ákos Niklai sostiene che negli ultimi tre anni ha aumentato ogni anno del 20 per cento gli stipendi ai dipendenti del suo ristorante nel centro di Budapest. Eppure fa fatica a tenerseli. Di recente l’uomo d’affari ungherese è stato costretto a chiudere il ristorante la domenica a pranzo a causa della carenza di lavoratori. In Ungheria la disoccupazione è al 3,6 per cento, contro il 10 per cento del 2013. “È molto difficile trovare manodopera a Budapest”, spiega Niklai. “Gli stipendi non sono ancora abbastanza alti”.
In molti paesi dell’Europa centrale e orientale il costo della manodopera aumenta del 9 per cento all’anno. Il contrario rispetto alle economie avanzate, dove da tempo le paghe crescono poco. Questi dati hanno riproposto una questione su cui gli economisti dibattono da anni: una bassa disoccupazione fa alzare gli stipendi? In molte economie occidentali questo concetto è stato messo in dubbio dal fatto che anche con un calo dei disoccupati gli stipendi non aumentano. Invece in paesi come l’Ungheria, la Polonia e la Repubblica Ceca, nel momento in cui la manodopera diventa scarsa l’offerta e la domanda sembrano far salire gli stipendi.
Gli aumenti dei salari preoccupano i politici dell’Europa dell’est. Molti di loro sono favorevoli a una forte limitazione dell’immigrazione, ma oggi si trovano davanti alla necessità di permettere un maggior afflusso di lavoratori stranieri per non compromettere la crescita economica. In Polonia, per esempio, i posti di lavoro vacanti sono a livelli record. Secondo un rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) uscito a marzo, più del 40 per cento delle aziende manifatturiere polacche denunciava che la mancanza di manodopera è un freno alla produzione. Il partito al potere, Diritto e giustizia (Pis), si oppone all’immigrazione dai paesi musulmani. L’Unione europea ha aperto una procedura contro Varsavia e altri governi perché hanno rifiutato di accogliere le loro quote di richiedenti asilo nel quadro di un piano di ridistribuzione all’interno di tutta l’Unione europea. “I salari stanno aumentando”, spiega Andrzej Malinowski, presidente dell’associazione degli imprenditori polacchi. Circa il 40 per cento delle grandi aziende del paese ha dipendenti provenienti dalla vicina Ucraina, e il 30 per cento prevede di assumere ucraini nel prossimo futuro, dice Malinowski. La gestione dei flussi migratori è un fattore importante nell’aumento dei salari nell’Europa dell’est. Qui la manodopera è particolarmente scarsa, perché molti lavoratori locali si sono trasferiti nell’Europa occidentale, dove possono guadagnare di più. La situazione è aggravata dai limiti all’immigrazione di cittadini extracomunitari. I bassi livelli di disoccupazione, inoltre, hanno accresciuto il potere contrattuale dei lavoratori.
Nella Repubblica Ceca, dove la disoccupazione è al 2,3 per cento (il dato più basso in Europa), tra aprile e giugno 2018 i salari sono aumentati in media, tenendo conto dell’inflazione, di circa il 6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017. Di recente i dipendenti della Skoda Auto hanno ottenuto un aumento del 12 per cento e maggiori indennità. All’inizio di agosto Amazon ha annunciato che avrebbe sensibilmente aumentato le paghe dei suoi lavoratori nella regione: tra il 5 e l’11 per cento in Repubblica Ceca, di quasi il 17 per cento in Polonia e anche del 20 per cento in Slovacchia.
Più potere d’acquisto
L’inflazione è salita in tutta la regione, ma meno dei salari: a circa il 3,5 per cento in Bulgaria ed Estonia, e al 4,7 per cento in Romania, dove il costo orario della manodopera sta crescendo del 16 per cento all’anno. Questo significa che i lavoratori hanno più potere d’acquisto, un fatto positivo per i consumi e gli investimenti.
Alla Sygic, un’azienda slovacca che produce un’app di navigazione, l’amministratore delegato Martin Strigac ha aumentato gli stipendi dei suoi 160 dipendenti di circa il 10 per cento all’anno, più del tasso d’inflazione, che è del 3 per cento. Di recente l’azienda ha trasferito i suoi dipendenti in uffici con una terrazza per le feste e ha offerto lezioni di yoga e massaggi. Ma nonostante tutto Strigac ha paura di non trovare abbastanza persone da assumere per la prossima fase d’espansione dell’azienda. “La Slovacchia ha un mercato del lavoro molto chiuso”, dice Peter Kolesar, direttore esecutivo della società di consulenza Neulogy. “L’Ucraina è piena di ingegneri e startup con cui vogliamo collaborare, ma le formalità burocratiche da sbrigare per far venire qui qualcuno sono troppe”.
Nella zona industriale della città polacca di Lódź ci sono annunci con offerte di lavoro ai cancelli di tutte le fabbriche. “Le aziende cercano operai specializzati, che però nella florida economia polacca sono sempre più difficili da trovare”, scrive la Neue Zürcher Zeitung. Lo sa bene il gruppo chimico svizzero Clariant, che a Lódź ha un impianto di produzione e uno shared service center, un’unità dove 250 dipendenti offrono servizi gestionali a tutte le aziende del gruppo sparse nel mondo. Paweł Pańczyk, il responsabile della Clariant in Polonia, spiega che il gruppo non riesce a trovare lavoratori soprattutto per questa unità. A Lodz, oltre alla Clariant, hanno dei centri simili anche multinazionali come la Philips e la Whirlpool. “Così si è scatenata una dura concorrenza per accaparrarsi i lavoratori”, continua il quotidiano svizzero. “Si offrono non solo stipendi più alti, ma anche maggiori responsabilità e opportunità di carriera e di aggiornamento professionale. In più ci sono vantaggi come l’abbonamento in palestra e l’assicurazione sanitaria privata. La Clariant è arrivata a offrire anche la frutta fresca di stagione”. In Polonia, come in altri paesi dell’Europa orientale, il calo della disoccupazione dovuto alla crescita economica ha fatto emergere la carenza di manodopera legata all’emigrazione degli anni passati. “All’improvviso ci si è accorti che mancavano artigiani e infermieri”. La soluzione più ovvia è l’immigrazione: “In Polonia sono già arrivati due milioni di lavoratori provenienti dall’Ucraina e dalla Bielorussia, per lo più attivi nella ristorazione, nell’edilizia e negli ospedali. Ma dal momento che anche gli ucraini cominciano a scarseggiare, gli imprenditori polacchi si rivolgono sempre più spesso all’Asia, in particolare alle Filippine, all’India, al Nepal o al Bangladesh. Quest’evoluzione ha posto i polacchi, che tradizionalmente si considerano una società omogenea, davanti a un interrogativo difficile: quanta diversità siamo in grado di accettare?”. ◆
A gennaio Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, la banca centrale tedesca, ha dichiarato che l’immigrazione da altri paesi dell’Unione europea è in parte responsabile della riduzione dei salari in Germania, dove i lavoratori stranieri accettano posti in settori relativamente sottopagati. In Europa occidentale i salari sono più alti rispetto all’est, ma il divario si sta riducendo. A parità di potere d’acquisto, secondo l’Ocse nel 2017 i lavoratori guadagnavano in media circa 27mila euro all’anno in Polonia e 35mila in Slovenia, rispetto ai circa 44mila euro della Francia e ai 47.500 della Germania.
La mancanza di manodopera aiuta quindi i lavoratori dell’Europa centrale, ma pesa anche sulle prospettive economiche. Nella Repubblica Ceca la crescita del pil è scesa al 2,4 per cento nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 2018, mentre era del 5 per cento lo scorso anno. A luglio l’Unione europea ha avvertito che la mancanza di manodopera “mette a rischio” l’economia ceca, dal momento che nei primi tre mesi dell’anno il numero di posti di lavoro disponibili era quasi il doppio rispetto a quello dei disoccupati.
Nei primi sei mesi del 2018 in Romania il pil è cresciuto del 4,2 per cento, rispetto all’8,4 per cento dello stesso periodo del 2017. In un rapporto sull’economia romena Bruxelles ha avvertito che l’emigrazione e altri fattori “sono un serio problema per la crescita economica potenziale”. A gennaio, infine, il governo ceco ha raddoppiato il numero di immigrati ucraini ammessi, portando la quota annuale a 19.600. Il ministro degli esteri allora in carica, Martin Stropnicky, con l’occasione scriveva su Twitter: “Stiamo rispondendo alle difficoltà delle imprese a reclutare manodopera”. ◆ ff
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Questo articolo è uscito sul numero 1277 di Internazionale, a pagina 110. Compra questo numero | Abbonati