Il 16 novembre il parlamento peruviano ha stabilito che il nuovo presidente del congresso sarà il deputato e ingegnere Francisco Sagasti Hoch­hausler, 76 anni, esponente del Partido morado (centrista). Sagasti ha ricevuto 97 voti favorevoli e 26 contrari e guiderà il governo di transizione fino al luglio del 2021, quando sono previste le elezioni presidenziali. Sagasti è il quarto presidente nell’arco di una sola legislatura, cominciata nel 2016 con Pedro Pablo Kuczynski, che si dimise due anni prima della fine del mandato dopo l’accusa di essere coinvolto in uno scandalo di corruzione. Nel frattempo il tribunale costituzionale sta prendendo in esame un ricorso presentato da Martín Vizcarra, il presidente che era subentrato a Kuczynski nel 2018 e che è stato sfiduciato dal congresso il 9 novembre 2020 per indegnità morale. Il suo allontanamento ha scatenato l’attuale crisi istituzionale. Se la corte stabilirà che il procedimento nei suoi confronti è stato illecito, Vizcarra riassumerà l’incarico.

Al posto di Vizcarra era subentrato Manuel Merino, in quel momento leader del congresso, che a sua volta ha rinunciato all’incarico il 15 novembre, a meno di una settimana dall’insediamento, scoraggiato dalle manifestazioni di massa nella capitale Lima e in altre città del Perù.

Il 14 novembre due ragazzi di 22 e 24 anni sono stati uccisi dalla polizia e l’incidente ha alimentato ulteriormente la protesta. Almeno novanta persone sono rimaste ferite negli scontri, mentre altre venti sono disperse.

I manifestanti si sono scagliati contro l’allontanamento di Vizcarra e il nuovo governo di Merino. Secondo loro, il voto con cui il parlamento ha sfiduciato Vizcarra è stato un colpo di stato e un attacco evidente alla democrazia. Spinti dalla pressione della piazza, i deputati che avevano affidato l’incarico a Merino gli hanno chiesto di rinunciare e lui ha accettato di dimettersi con una lettera che è stata sottoposta al voto del parlamento.

Mentre i manifestanti accerchiavano la sede del congresso, i deputati hanno cercato una via d’uscita alla crisi. Dopo una lunga riunione hanno stabilito che il nuovo presidente doveva essere scelto tra i deputati che il 9 novembre si erano opposti alla destituzione di Vizcarra, sperando così di calmare il malcontento popolare.

Il primo tentativo non ha funzionato. La candidatura della parlamentare Rocío Silva-Santibañez è stata bocciata con 42 voti favorevoli e 52 contrari. Santibañez, rappresentante della sinistra, è stata pesantemente insultata da alcuni parlamentari: “comunista di merda”, “legalizzerà l’aborto” e “rossa”, per fare qualche esempio. Nella maggior parte dei casi le offese non sono state dirette: molti deputati hanno semplicemente dimenticato di spegnere il microfono (la seduta era a distanza). “Questa comunista vuole distruggere la famiglia peruviana”, ha detto un’altra parlamentare.

Da sapere
Istituzioni corrotte

◆ Dopo una settimana di manifestazioni seguite alla destituzione del presidente Martín Vizcarra, il 16 novembre 2020 il parlamento del Perù ha nominato Francisco Sagasti Hochhausler capo di stato e del governo con il compito di guidare il paese fino alle elezioni previste ad aprile del 2021. Il sistema politico peruviano attraversa da anni una crisi della rappresentanza ed è corrotto a tutti i livelli. Più della metà dei 130 parlamentari del paese è accusata di corruzione e gli ultimi sei presidenti sono stati accusati o condannati per lo stesso reato. Bbc mundo


Il nome di Sagasti Hochhausler alla fine è emerso come una soluzione possibile. Di origini austriache, Sagasti ha studiato ingegneria industriale in Perù e ha preso un dottorato all’università della Pennsylvania, negli Stati Uniti. Nel 1996 fu rapito durante l’incursione del movimento rivoluzionario Túpac Amaru nella residenza dell’ambasciatore giapponese, ma fu liberato pochi giorni dopo.

Il 16 novembre, dopo la nomina, ha dichiarato che il suo primo obiettivo sarà riconciliare il paese provato dalle violenze degli ultimi giorni: “Non è bastata la pandemia, abbiamo dovuto aspettare la morte di due giovani per renderci conto dell’enormità della crisi che stiamo vivendo e metterci a lavorare per ottenere un paese più equo”, ha detto. Poi ha promesso che farà “il possibile per ripristinare la fiducia della popolazione” e ascolterà “la voce della piazza per trasformarla in politiche pubbliche”. Dovrà guidare il paese in un momento di grande instabilità per la politica peruviana, che ha origini lontane.

Rapporti difficili

Alle elezioni del 2016 Kuczynski sconfisse di misura Keiko Fujimori, leader del partito Fuerza popular e figlia del dittatore Alberto Fujimori, al potere dal 1990 al 2000. Fin da subito Kuczynski si scontrò con il fatto che in parlamento la maggioranza era schierata con Fujimori ed era determinata a ostacolarlo. Dopo una serie di avvicendamenti di ministri, la maggioranza fujimorista nel congresso propose la destituzione di Kuczynski per il suo presunto legame con lo scandalo che aveva coinvolto l’azienda brasiliana Odebrecht. Oggi l’ex presidente affronta un processo ed è agli arresti domiciliari. Kuczynski aveva superato la prima mozione di sfiducia promettendo un indulto per Alberto Fujimori, arrestato per corruzione e condannato per crimini contro l’umanità. Quando il congresso organizzò un nuova votazione per estrometterlo, Kuczynski giocò d’anticipo e si dimise. Succedeva nel marzo del 2018. L’incarico allora fu affidato a uno dei vicepresidenti, Martín Vizcarra, che all’epoca era ambasciatore in Canada.

Ma Vizcarra ha incontrato gli stessi problemi del suo predecessore nel rapporto con il parlamento controllato dai deputati fedeli ai Fujimori. Così ha usato uno strumento previsto dalla costituzione per sciogliere il congresso e convocare nuove elezioni. A gennaio del 2020 sono stati eletti i nuovi parlamentari, e il fujimorismo ne è uscito indebolito. Ma il cambiamento non ha favorito la governabilità. Contro Vizcarra sono emerse due accuse di corruzione, su cui oggi indaga la procura generale. Una riguarda il presunto favoreggiamento nell’assegnazione dei contratti governativi a Richard Cisneros, noto come Richard Swing, un musicista e compositore vicino all’ex presidente. La seconda ha a che fare con una presunta tangente incassata da Vizcarra nel 2014, quando era governatore della regione di Moquegua, nel sud del paese.

Vizcarra ha superato la prima mozione di sfiducia, ma non la seconda. Il 9 novembre, presentando la sua difesa, ha ricordato che molti deputati favorevoli al suo allontanamento hanno un processo a carico per corruzione, eppure siedono ancora in parlamento. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1385 di Internazionale, a pagina 22. Compra questo numero | Abbonati