Nel libro La fine del lavoro. Il declino della forza lavoro globale e l’avvento del post mercato l’economista statunitense Jeremy Rifkin ha scritto: “In futuro non vedremo più scene dove migliaia di lavoratori si riversano all’ingresso delle fabbriche o negli uffici. Stiamo entrando in una nuova era di automazione della produzione, s’intravede già il passaggio verso un’economia senza lavoratori ”.

In molti paesi la riduzione dell’orario di lavoro è una realtà, ma si temono anche salari più bassi e costi più alti per le aziende. Il 28 febbraio in Corea del Sud è stata approvata una legge che riduce le ore di lavoro settimanali da 68 a 52. Immediatamente i sindacati sudcoreani hanno osservato che “per rispettare le scadenze nelle piccole e medie imprese è inevitabile lavorare anche nei giorni festivi”. La Federazione coreana delle piccole e medie imprese prevede che chi lavora nel settore dei servizi difficilmente potrà riposare nei giorni festivi e che i costi per le piccole e medie imprese aumenteranno. Secondo alcune analisi, inoltre, ci sarà anche una diminuzione dei salari.

Goyang, Corea del Sud (SeongJoon Cho, Bloomberg via Getty Images)

Nonostante le preoccupazioni, la riduzione delle ore lavorative sembra inevitabile. L’intelligenza artificiale e le macchine stanno già prendendo il posto degli esseri umani. McDonald’s ha sostituito una parte dei dipendenti con macchine per prendere le ordinazioni in duecento dei suoi 430 ristoranti in Corea del Sud. Lotteria, una catena di ristoranti fast food nata in Giappone e presente in tutta l’Asia, ha introdotto le macchine per le ordinazioni in 610 dei 1.350 ristoranti presenti sulla penisola coreana. Un rapporto del Keis, l’agenzia nazionale per l’occupazione, sulla presenza di robot nelle aziende afferma che nel 2020 in Corea del Sud la percentuale di lavoratori sostituiti dalle macchine sarà del 41 per cento, nel 2025 del 75 per cento.

In Corea del Sud la diffusione dei robot è più veloce che nel resto del mondo. Secondo la Federazione internazionale di robotica, negli ultimi sette anni il paese asiatico è salito al primo posto per l’impiego di robot ogni diecimila lavoratori: nel 2016 erano 631, otto volte di più della media mondiale, che è circa 74. Uno studio di settore sugli effetti dell’intelligenza artificiale e dei robot nel mondo del lavoro, pubblicato ad aprile, ha evidenziato che più dell’80 per cento dei robot venduti a livello globale si trova in Corea del Sud.

Un nuovo concetto di produzione

Secondo Kang Nam-hun, docente di economia dell’università Hanshin, a Seoul, i servizi che contribuiscono maggiormente al pil nazionale sono in gran parte frutto del lavoro svolto dalle macchine. Per questo, aggiunge Nam-hun, presto l’umanità dovrà volgere lo sguardo a nuovi tipi di produzione. “Nel frattempo”, dice l’economista, “attività come il canto o la pittura possono diventare nuove produzioni a cui avvicinarsi”. Tutto questo potrebbe essere interpretato come un tentativo di suggerire un nuovo concetto di produzione.

Al riguardo l’Istituto coreano per lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione ha scritto che “invece di una produzione tradizionale, dove sono considerati il lavoro umano e i valori, oggi bisogna guardare al lavoro e alla produzione che tenga conto di un uso sempre più intenso delle macchine e delle tecnologie innovative”.

Qual è quindi il giusto numero di ore lavorative settimanali? Già nel 2010 il gruppo di studio britannico New economy foundation (Nef) aveva proposto una settimana lavorativa di 21 ore: in questo modo si potrebbe lavorare 5 ore al giorno per 4 giorni a settimana. La Nef sostiene che così le persone avrebbero più tempo da dedicare allo sport o ai loro hobby e da investire nella crescita personale, facendo attività che servono anche a ridurre lo stress causato dall’eccessivo lavoro. Di conseguenza si uscirebbe dall’impasse “lavorare per vivere, vivere per lavorare”, e anche la disoccupazione potrebbe gradualmente diminuire.

Questa proposta è stata criticata duramente e bollata come una manovra troppo radicale che si oppone a un’economia di tipo capitalista. In Germania non si è ancora arrivati alle 21 ore, ma di recente in alcuni settori è stato introdotto un orario settimanale di 28 ore. E intanto in Corea del Sud il gruppo Shinsegae nel 2018 ha introdotto le 35 ore settimanali. ◆ mv

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Questo articolo è uscito sul numero 1259 di Internazionale, a pagina 116. Compra questo numero | Abbonati