Peua Thai, il partito estromesso dal potere in Thailandia con il colpo di stato militare del 2014, ha conquistato la maggioranza dei 350 seggi della camera bassa del parlamento assegnati alle elezioni legislative del 24 marzo. Peua Thai ha ottenuto 137 seggi, scavalcando il Palang Pracharat (Pprp), il partito del primo ministro Prayut Chan-ocha, vicino alla giunta militare, che ha conquistato 97 seggi. Dietro questi due partiti si sono piazzati il Bhumjaithai (39 seggi), i democratici (33 seggi) e il Future forward (30 seggi). I risultati relativi ad altri 150 seggi della camera (in totale i deputati sono cinquecento) saranno annunciati il 29 marzo, ma per quelli definitivi bisognerà aspettare il 9 maggio.
L’annuncio della commissione elettorale, quindi, non ha fatto svanire le incertezze che si addensano sulla politica tailandese. La mancanza di chiarezza è stata accentuata dalle crescenti accuse di irregolarità del voto, con urne con troppe schede all’interno, elettori fantasma e intimidazioni dell’esercito. Molti si chiedono inoltre perché il primo dato sull’affluenza comunicato dalla commissione elettorale, pari all’80 per cento, sia poi sceso inspiegabilmente al 64 per cento. La commissione elettorale ha anche derubricato le irregolarità denunciate attribuendole a “errori umani” e ha annunciato indagini per verificare se ci siano stati brogli, manipolazioni e intimidazioni.
Il 25 marzo sia il Peua Thai sia il Pprp hanno dichiarato che rispetteranno i risultati elettorali e cercheranno di formare una coalizione di governo. Il candidato alla carica di primo ministro per il Peua Thai, Sudarat Keyuraphan, si è detto certo della vittoria e ha affermato che il partito con il maggior numero di seggi dovrebbe fare un primo tentativo per formare il governo.
Future forward, la forza che si oppone alla giunta militare, dovrebbe allearsi con il Peua Thai, mentre i democratici dovrebbero appoggiare il Pprp. Il Bhumjaithai, quindi, potrebbe essere l’ago della bilancia nella formazione di una maggioranza alla camera bassa. Ma potrebbe non bastare. Conterà anche il senato, che sarà nominato dall’esercito alla fine di aprile.
In un discorso a sorpresa tenuto alla vigilia delle elezioni, il re Vajiralongkorn aveva invitato gli elettori a scegliere le “brave persone” e non quelle “cattive”, che potrebbero provocare il caos dopo il voto. Le sue parole non indicavano nessuno schieramento politico in particolare, ma gli analisti hanno fatto notare che Prayut e il suo Pprp si sono candidati con un programma che poneva al centro pace e stabilità e che sottolineava i rischi di un ritorno alla politica conflittuale che aveva provocato il colpo di stato del 2014.
Un giorno terribile
Il Peua Thai finora ha rispettato le regole elettorali imposte dalla giunta militare, tra cui una ridefinizione dei collegi elettorali, un nuovo sistema delle liste elettorali e restrizioni alla libertà di espressione in campagna elettorale, tutti ostacoli volti a impedire una sua vittoria schiacciante. Il fondatore del partito, l’ex primo ministro in esilio volontario Thaksin Shinawatra, ha dichiarato che i poveri tailandesi dovrebbero nutrire “speranza” e “non arrendersi”. Inoltre, in un articolo uscito sul New York Times, ha scritto che le elezioni sono state “truccate” e che “sapendo com’è solita operare la giunta, è impossibile non sospettare gravi interferenze”. Poi ha aggiunto: “La Thailandia dovrebbe avere un governo che rifletta la volontà del popolo, non la volontà della giunta. Questo è un giorno terribile e molto triste per il paese”.
Tuttavia alcuni passi falsi di Shinawatra, come il tentativo dell’8 febbraio di candidare alla guida del governo la principessa Ubolratana, sorella maggiore di Vajiralongkorn, attraverso un partito alleato, il Thai raksa chart, potrebbero alla fine costare il potere al suo schieramento. Quel giorno il re ha definito la candidatura della sorella “assolutamente inappropriata”, provocando il ritiro della candidatura e lo scioglimento del Thai raksa chart.
Il messaggio sulle “persone cattive” lanciato dal re è inoltre arrivato il giorno dopo la partecipazione di Ubolratana al matrimonio della figlia di Shinawatra a Hong Kong, dove l’ex primo ministro in esilio e la principessa si sono fatti fotografare abbracciati nel rumoroso parcheggio di un albergo. ◆ gim
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1300 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati