Per coloro a cui ancora importa, questa potrebbe essere l’ultima lettera che scrivo dalla città di Gaza. Da un momento all’altro ci aspettiamo che Israele emani i suoi “ordini di evacuazione”. La mia amata città è sull’orlo di un’occupazione militare totale.
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Fin dall’inizio della guerra abbiamo sentito dire che è questo il piano di Israele per insediarci la sua popolazione. All’inizio non ci credevamo; pensavamo che fosse una forma di guerra psicologica. Dopo tutto, già in passato abbiamo ricevuto “ordini di evacuazione” ma poi le persone sono riuscite a tornare, anche se al posto delle loro case hanno trovato macerie. Il 13 ottobre 2023 l’esercito israeliano aveva detto a tutti gli abitanti del nord della Striscia, compresa la città di Gaza, di spostarsi a sud. Centinaia di migliaia di palestinesi sono fuggiti.
Noi no. Mio padre si è rifiutato di lasciare la nostra casa, così siamo rimasti tutti. Abbiamo vissuto per mesi tra sofferenze e paura, assistendo alla distruzione del quartiere. Poi l’esercito israeliano ha isolato il nord dal sud. Gli aiuti non arrivavano più nella parte settentrionale del territorio. Dal gennaio all’aprile 2024 abbiamo vissuto i giorni più opprimenti della guerra. Eravamo ridotti alla fame; siamo stati costretti a mangiare cibo per animali. A gennaio di quest’anno, quando è entrato in vigore il cessate il fuoco, le persone sono tornate al nord. È stato un momento emozionante, un segno di quanto noi palestinesi siamo legati alla nostra terra.
Il futuro in una tenda
Questa volta l’atmosfera è diversa. La minaccia dell’occupazione permanente, della perdita permanente, è molto reale. “Per preparare il trasferimento di civili dalla zona di guerra al sud sarà consentito l’ingresso a Gaza di un gran numero di tende e materiali per costruire ripari”, ha scritto su Facebook il portavoce dell’esercito israeliano Avichay Adraee. Gli abitanti della città hanno letto l’annuncio con il cuore pesante. Ci sono molte domande e poche risposte: dove fuggiremo? Quando comincerà? Qualcuno interverrà per fermare questa catastrofe?
L’idea che il mio futuro possa essere rinchiuso in una tenda mi terrorizza. I miei sogni sono grandi; come posso farli entrare in uno spazio così piccolo? Non vogliamo andarcene, ma sentiamo di non avere scelta. Questa volta gli israeliani probabilmente saranno ancora più brutali. Non sarà una punizione; sarà una cancellazione totale. Avvertendo che la fine della loro città è vicina, le persone trascorrono con le famiglie quelli che temono saranno i loro ultimi giorni qui, consumando insieme l’unico pasto della giornata. Camminano nei loro quartieri, si fanno foto nei posti legati ai ricordi d’infanzia, catturando tutto quello che potrebbe essere cancellato.
Scrivo queste parole seduta in uno spazio di lavoro condiviso in cui molti studenti e scrittori provano a combattere con il lavoro e lo studio la paura di quello che sta per accadere. Si tengono aggrappati alla loro routine, sperando in un po’ di normalità in mezzo al caos terrificante.
La gente di Gaza ama la vita. Anche nei momenti più bui, troviamo sempre un modo per avere speranza, gioia e felicità. Io voglio avere speranza, ma sono anche terrorizzata, non solo dalle bombe, dallo sfollamento forzato, dalle tende e dall’esilio. Mi terrorizza l’idea di essere tagliata fuori dal mondo, di essere messa a tacere.
Temo che Israele stia preparando per noi nel sud un campo di concentramento dove le nostre voci saranno soffocate e la nostra esistenza cancellata. Non so per quanto tempo ancora le mie parole arriveranno al mondo esterno, quindi voglio lanciare un appello.
Non dimenticatevi di me, Sara Awad, una studente palestinese il cui sogno più grande è finire l’università e diventare giornalista. Non dimenticatevi della gente di Gaza e dei loro due milioni di storie d’amore, di angoscia e di perseveranza. Non dimenticate la mia città, Gaza, un’antica metropoli piena di storia e cultura. Non dimenticate quanto strenuamente abbiamo resistito e ci siamo tenuti stretti alle nostre case e alla nostra terra, anche quando il mondo ci ha abbandonati. ◆ fdl
Sara Awad è una scrittrice e studente di letteratura inglese che vive a Gaza.
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Questo articolo è uscito sul numero 1629 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati