I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana Salvatore Aloïse, collaboratore del canale televisivo Arte.
All’inizio fu il clavicembalo. Carlo Fiore, il musicologo autore del documentatissimo La musica dei cattivi, racconta che si arrovellava sul perché lo strumento sia così detestato da tanta gente che, magari, neppure lo conosce. Da lì la scoperta che questa avversione non è solo per il precursore del pianoforte ma per la musica classica in generale, considerata, su schermi grandi e piccoli, la musica dei cattivi per eccellenza. Da sempre. Da M, il film di Fritz Lang del 1931, dove l’efferato assassino di bambini fischietta un brano di un compositore norvegese, ai protagonisti più spietati delle serie tv di oggi, accostati o introdotti da temi classici. Nel cinema ci sono tanti celeberrimi esempi a ribadirlo: su tutti, Arancia meccanica con Beethoven, Hannibal Lecter con le sue amate Variazioni Goldberg _– per clavicembalo –, _Apocalypse now e la _Cavalcata delle valchirie _di Wagner a tutto volume. Non c’è killer, maniaco o scienziato pazzo che non sia cultore di musica classica. Ma c’è posto, nel finale del libro, anche per qualche rarissimo caso di musica classica associata ai buoni, tra cui spicca il violino del dilettante Sherlock Holmes. Forse allora non tutto è perduto, e la musica classica può ancora essere affrancata dal suo triste destino di colonna sonora dei personaggi negativi. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1674 di Internazionale, a pagina 81. Compra questo numero | Abbonati