Dopo la strage avvenuta a Las Vegas il 1 ottobre, in cui Stephen Paddock ha ucciso 58 persone durante un concerto, Charlie Dent, deputato repubblicano della Pennsylvania, è stato sommerso da messaggi di suoi elettori. E non erano messaggi di ringraziamento. Quasi tutte le persone che hanno contattato Dent erano infuriate perché il deputato sosteneva una proposta di legge per limitare l’uso dei bump stock, dispositivi che trasformano i fucili semiautomatici in armi automatiche e quindi permettono di sparare più colpi più velocemente (Paddock ne aveva usato uno).
Dent mi ha raccontato questo episodio il 6 novembre, il giorno dopo che Devin Kelley, un uomo di 26 anni, aveva ucciso 26 persone, tra cui donne e bambini, in una chiesa a Sutherland Springs, in Texas. Era la terza sparatoria con almeno venti vittime in diciotto mesi.
La proposta di legge sui bump stock era appoggiata sia dai democratici sia dai repubblicani (e perfino dall’Nra, la lobby che rappresenta i produttori di armi), ma in un mese il congresso non ha fatto niente per approvarla. Le critiche ricevute da Dent aiutano a capire perché. I sondaggi mostrano che negli Stati Uniti c’è un ampio sostegno alla regolamentazione del possesso di armi. Più del 90 per cento dei cittadini è favorevole ai controlli sui precedenti di tutti quelli che comprano armi e in ogni tipo di transazione. Ma, come spiega Dent, “uno schieramento è storicamente più motivato dell’altro”. Chi chiede più controlli sulle armi si concentra sui milioni di dollari che l’Nra spende ogni anno per le sue campagne pubblicitarie e per quelle di politici, considerati il principale ostacolo all’azione del congresso. Ma il successo dell’organizzazione deriva soprattutto dalla pressione degli attivisti contrari alle limitazioni, che amplificano il messaggio e lo fanno arrivare ai rappresentanti politici.
“Esiste un elettorato molto attivo, spaventato che in qualsiasi momento il governo possa togliergli le armi”, spiega Kris Brown, copresidente di Brady campaign to prevent gun violence, un gruppo di organizzazioni che cerca di ridurre la violenza causata dalle armi. “Queste persone contattano i loro rappresentanti in continuazione per trasmettere qualsiasi preoccupazione l’Nra gli dica di portare avanti”.
◆ Il 5 novembre 2017 Devin Kelley, un uomo di 26 anni, ha sparato con un fucile d’assalto in una chiesa a Sutherland Springs, in Texas, uccidendo 26 persone. Uscito dalla chiesa è stato ferito da un civile armato e poco dopo si è suicidato nella sua macchina. In passato Kelley era stato congedato dall’aviazione perché aveva aggredito la moglie e il figlio. Le autorità hanno fatto sapere che la condanna per violenza domestica non era nel database nazionale usato per controllare i precedenti di chi compra armi. Senza quell’errore, Kelley non avrebbe potuto acquistare l’arma. Durante una conferenza stampa, il presidente Donald Trump ha detto che la strage del Texas “non riguarda le armi”.
I sostenitori del controllo sulle armi stanno cercando di intervenire su questo: spingere le persone che vogliono maggiori limitazioni a far sentire la loro voce e a fare pressione sui politici. “Sappiamo che la maggioranza degli americani è dalla nostra parte”, dice Brown. “Ma ora queste persone devono diventare attive quanto la minoranza che è contro le limitazioni”.
Il ripetersi di queste stragi potrebbe cambiare la politica sulle armi. Ma secondo Brown bisognerà aspettare almeno un’altra elezione per vedere i primi risultati. Brady campaign e altri gruppi stanno cercando di convincere i candidati a mettere la lotta alla violenza causata dalle armi in cima alle priorità dei loro programmi elettorali. “Penso che le cose stiano cambiando. Non sono sicuro che ci troviamo a un punto di svolta, ma credo che il 2018, in cui si terranno le elezioni per rinnovare la camera e un terzo del senato, sarà un anno cruciale”. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1230 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati