F rank Luntz, stratega politico conservatore famoso per la creatività lessicale (è stato lui a trasformare il “riscaldamento globale” in “cambiamento climatico”), ha fatto uno studio sulle parole del gergo politico attualmente più popolari tra gli statunitensi. “Rispetto” ha vinto con un ampio margine. Come hanno dimostrato i risultati delle primarie dei democratici, i candidati capaci di far sentire gli elettori coinvolti, compresi e rispettati – a prescindere dal loro orientamento politico – avranno più probabilità di vittoria alle elezioni di metà mandato di novembre.

Prendiamo le primarie per il senato in Michigan, in cui Haley Stevens, democratica sostenuta dall’establish­ment, è stata sconfitta dal socialista Abdul El-Sayed, che ha basato la sua campagna sul populismo economico. Nei giorni scorsi la vittoria di misura del moderato David Crowley come governatore del Wisconsin ha dato l’impressione che si andava nella direzione opposta. In realtà gli elettori sono stati conquistati non tanto dalle sue posizioni politiche ma dall’idea di potersi fidare di lui.

I candidati capaci di far sentire i cittadini compresi e rispettati – a prescindere dal loro orientamento politico – avranno più probabilità di vincere alle elezioni di metà mandato

Questa fiducia rappresenta la base di quella che Luntz definisce la “politica del rispetto”, un aspetto che secondo lui dominerà il prossimo ciclo elettorale. La politica del rispetto non si concentra sui singoli temi, ma sui valori. Basta pensare ai tanti ex elettori democratici sindacalizzati che hanno contribuito alle vittorie di Donald Trump nel 2016 e nel 2024. “Queste persone, in molti casi, non apprezzavano per nulla i repubblicani, ma si sentivano disprezzate dai democratici”, spiega Luntz. È proprio così. Sono cresciuta in un’area rurale dell’Indiana storicamente di sinistra, ma dove nel 2016 e nel 2024 più del 70 per cento dell’elettorato ha scelto Trump. Nel 2016 ricordo di aver pensato che nessuna delle persone intelligenti con cui stavo guardando il primo dibattito presidenziale a Manhattan aveva capito che Trump aveva sbaragliato Hillary Clinton semplicemente ricordando il sostegno della sua avversaria all’accordo commerciale Nafta di fronte a un gruppo di operai che si sentivano abbandonati. Per quelle persone una candidata democratica che diceva di aver a cuore i lavoratori, ma nel frattempo spostava la produzione in Messico e in Cina, era solo un’ipocrita di cui non ci si poteva fidare. E senza fiducia non può esserci rispetto.

Anche le guerre culturali girano intorno al concetto di rispetto. Gli Stati Uniti sono una nazione timorata di dio, ma negli ultimi decenni i democratici l’hanno dimenticato, e l’hanno pagata. Nel 2024 Trump è stato votato dall’81 per cento degli evangelici bianchi, dal 58 per cento dei bianchi protestanti non evangelici e dalla maggioranza dei cattolici. Anche se i repubblicani non hanno il monopolio sulla moralità, hanno comunque trovato il modo di parlare alle comunità rurali in modo più efficace rispetto alle élite progressiste dei centri urbani. “Qui la sensazione diffusa è che quelli della costa non capiscano i nostri valori, compresa la fede”, mi ha spiegato Todd Huston, presidente della camera dei rappresentanti dell’Indiana.

Oggi i democratici sembrano aver capito l’importanza della religione. Sarah Trone Garriott, senatrice progressista del parlamento dell’Iowa e candidata al congresso, sta cercando di colmare il “divario religioso” con lo sfidante repubblicano Zach Nunn. Garriott ha dichiarato che “la politica riguarda il modo in cui conviviamo, e lo stesso si può dire della fede. Per questo è naturale che la fede abbia un peso nel discorso politico”. Gli elettori accetteranno un messaggio simile da una progressista? Luntz pensa che l’identità del candidato sia importante quando gli elettori affrontano questi argomenti. Garriott, in questo senso, è una figura solida, perché è una pastora luterana.

Una cosa è chiara: molti repubblicani, a partire da Trump, stanno approcciando in modo maldestro la politica del rispetto. Pensate ai commenti del presidente sull’accessibilità economica, che ha definito “una truffa” creata dai democratici. Allo stesso tempo, proprio nel momento in cui la paura nei confronti dell’intelligenza artificiale è all’apice, Trump continua a dire che i data center non porteranno via posti di lavoro.

Luntz crede che se i repubblicani manterranno questo atteggiamento potremmo assistere a un capovolgimento della tendenza che nel 2016 ha favorito Trump. “Sto osservando la situazione in Michigan e Ohio”, spiega Luntz. Michigan e Ohio sono due stati barometro in cui la situazione economica non è pessima ma nemmeno florida e in cui molte persone svolgono lavori manuali. Secondo i sondaggi analizzati da Luntz in questi due stati i lavoratori sindacalizzati si stanno allontanando dal presidente.

C’è qualche mossa in grado di ribaltare la situazione? “Trump potrebbe far finire la guerra in Iran”, dice Luntz. Ma se non ci riuscisse, potrebbe perdere il rispetto perfino della propria base elettorale . ◆ as

Questo articolo è uscito sul Financial Times.

© The Financial Times Limited 2026. All Rights Reserved.Il Financial Times non è responsabile dell’accuratezzae della qualità di questa traduzione.

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1680 di Internazionale, a pagina 36. Compra questo numero | Abbonati