Il 22 febbraio l’esercito messicano ha ucciso Nemesio Oseguera, soprannominato El Mencho, il narcotrafficante più ricercato e pericoloso del mondo che finora era riuscito a sfuggire alla cattura. All’operazione, condotta a Tapalpa, nello stato di Jalisco, hanno partecipato diversi corpi militari. Oseguera è stato localizzato grazie alle prove raccolte dai servizi segreti messicani e a “informazioni complementari” fornite dagli Stati Uniti.
El Mencho, che aveva 59 anni, è morto per le ferite, mentre veniva trasportato in aereo a Città del Messico. La sua uscita di scena, che era un obiettivo prioritario anche di Washington, è il colpo più duro inferto al narcotraffico nella storia recente del Messico.
Capo del cartello Jalisco nueva generación (Cjng), l’organizzazione criminale più potente del paese, El Mencho guidava una rete tentacolare, potente, violenta e aggressiva nei suoi affari, legati soprattutto al narcotraffico. Per ora le autorità non hanno dato molti dettagli sulla sua cattura, ma sappiamo che è stato ucciso nelle montagne del Jalisco, nel Messico centrale, dove spadroneggiava da decenni protetto dai suoi uomini. Fonti ufficiali confermano che durante l’operazione, condotta in mattinata, le autorità hanno sequestrato “diverse armi, tra cui lanciarazzi capaci di abbattere velivoli e distruggere veicoli blindati”.
La morte del Mencho spinge il Messico verso un futuro incerto, ma sicuramente è una vittoria per la presidente Claudia Sheinbaum e per il suo segretario alla sicurezza Omar García Harfuch, in un momento critico del loro mandato, con la violenza in aumento in stati come Sinaloa e Michoacán. La cattura del boss era uno degli obiettivi principali del governo, messo sotto pressione come non mai dall’amministrazione di Donald Trump. La Casa Bianca pretendeva risultati e arresti, concentrandosi sui criminali che gestiscono il traffico di fentanyl verso gli Stati Uniti. Il Cjng, insieme alle fazioni del vecchio cartello di Sinaloa, è tra i maggiori responsabili del passaggio dell’oppioide oltre confine.
La morte del Mencho è il primo grande colpo assestato dal governo di Sheinbaum al Cjng. Subito dopo la sua elezione nel 2024, la politica per la sicurezza si era concentrata prima sullo stato di Sinaloa, a causa delle guerra tra le bande criminali, e poi sul Michoacán, per la crisi di violenza provocata dai gruppi che si dedicano alle estorsioni, oltre che sugli stati di Guanajuato e del Chiapas.
Non si sa cosa succederà ora, con i mondiali di calcio alle porte e il rischio che i gruppi armati scatenino il caos nelle città
Le autorità si erano limitate ad azioni episodiche e ad arrestare personaggi di secondo piano, senza colpire con forza il Cjng. L’organizzazione, che ha una potenza di fuoco enorme, sei anni fa aveva cercato di uccidere l’attuale segretario alla sicurezza Harfuch, all’epoca capo della polizia di Città del Messico. Harfuch era stato ferito ma era sopravvissuto all’attentato.
Sfruttare la situazione
Washington aveva offerto fino a 15 milioni di dollari a chiunque avesse dato informazioni utili per catturare El Mencho. Il vicesegretario di stato Christopher Landau, ex ambasciatore statunitense in Messico, ha parlato dell’operazione nel Jalisco così: “Sono stato informato che le forze di sicurezza messicane hanno ucciso El Mencho, uno dei capi del narcotraffico più sanguinari e implacabili. I buoni sono più forti dei cattivi”. Poi l’ambasciata ha negato qualsiasi partecipazione diretta delle truppe statunitensi all’operazione, condotta su suolo messicano.
L’eliminazione di Nemesio Oseguera, inattesa data la sua abilità nel nascondersi, può essere paragonata per importanza solo alla cattura nel luglio 2024 di Ismael “El Mayo” Zambada, ex leader del cartello di Sinaloa. In quel caso erano stati i compagni di Zambada a tradirlo e a consegnarlo alle autorità. Per trovare un evento altrettanto rilevante bisogna tornare al 2016, quando fu arrestato l’ex socio di Zambada, Joaquín “El Chapo” Guzmán. Come Zambada e Guzmán, anche Nemesio Oseguera si era costruito un’aura di mistero alimentata dal potere del suo cartello e dalla sua scarsa presenza mediatica: tutte le foto disponibili sono vecchie di decenni.
Dopo la sua uccisione, la criminalità organizzata ha reagito con violenza (sono morte più di settanta persone tra agenti e narcotrafficanti). Gli affiliati del Cjng hanno innalzato blocchi stradali, incendiato veicoli e attaccato banche e stazioni di servizio in diversi stati del paese, non solo Michoacán e Jalisco (bastioni del cartello), ma anche Tamaulipas, Colima e Guanajuato.
Non si sa cosa succederà ora, con i mondiali di calcio alle porte (Guadalajara, il capoluogo dello stato di Jalisco, sarà una delle città ospitanti) e il rischio che i gruppi armati scatenino il caos nelle città e lungo le vie di comunicazione. Il conto alla rovescia per la prevedibile battaglia per la successione è già cominciato. Parte della forza mostrata dal Cjng in questi anni derivava dal fatto che i suoi capi fossero in libertà, con l’eccezione di Abimael González, detto Cuini, estradato alcuni mesi fa negli Stati Uniti, e del figlio del Mencho, anche lui in un carcere statunitense.
Nemesio Oseguera era l’ultimo rappresentante di una generazione di narcotrafficanti che, come El Chapo, El Mayo o Ignacio Coronel, avevano cominciato le loro attività nel secolo passato, quando il Partito rivoluzionario istituzionale (Pri) dominava il Messico, dai piccoli villaggi fino alle istituzioni locali e nazionali. Con il passare degli anni il Pri ha perso potere e le vecchie alleanze tra i criminali e lo stato sono sparite. I cartelli della droga si sono frammentati, mentre le nuove bande hanno creato potenti bracci armati in un momento in cui il paese era inondato di armi dagli Stati Uniti. È in questa fase di transizione che si è affermato El Mencho, il più abile tra tutti i criminali a sfruttare la situazione.
Oggi nessuno dei grandi narcotrafficanti è a piede libero.
El Mencho, che aveva costruito un impero criminale a partire da un ramo del cartello di Sinaloa, è morto nella stessa regione dov’era cresciuto. Anche se era nato nel Michoacán, e lì era entrato nel mondo della criminalità, si nascondeva nello stato di Jalisco, tra Guadalajara e Puerto Vallarta, la gemma turistica del litorale. Di recente fonti del governo lo avevano localizzato vicino a Tapalpa, dove in effetti l’esercito lo ha intercettato.
Pezzo grosso
Nato nel villaggio di Naranjo de Chila, El Mencho era figlio di contadini emigrati in California, da dove viene una delle poche foto che lo ritraggono: giovane, con i capelli ricci e lo sguardo di sfida. È una foto segnaletica che risale agli anni ottanta, scattata sull’altro lato della frontiera. Una seconda immagine, più conosciuta, lo mostra con un viso sereno e i baffi. È la foto che è stata usata per cercare di identificare un uomo in grado di creare un impero seguendo una parabola vertiginosa: spacciatore, sicario, responsabile locale dello spaccio fino a narcotrafficante di livello mondiale.
Dopo l’arresto di Guzmán e Zambada e l’espulsione negli Stati Uniti di un altro grande capo, Rafael Caro Quintero, Oseguera era diventato il pezzo grosso della battaglia del Messico contro i boss del narcotraffico.
La sua morte solleva varie domande, a cominciare dall’operazione militare che l’ha provocata. Fonti della sicurezza consultate da questo giornale indicano che El Mencho era circondato da diversi anelli di protezione, il che rendeva molto difficile la sua cattura senza accettare un numero elevato di vittime. Il bilancio dell’attacco è stato meno drammatico di quanto si pensasse, se si escludono le persone morte nelle sparatorie e nei blocchi nelle strade in varie città del paese, e le conseguenze a medio e lungo termine dell’intera vicenda. ◆ as
Pablo Ferri è un giornalista spagnolo che dal 2015 lavora nella redazione del País a Città del Messico. Ha scritto Narcoamérica (Tusquets 2015) con Alejandra Sánchez Inzunza e José Luis Pardo.
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Questo articolo è uscito sul numero 1654 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati