Certi problemi sono così confusi che prima di tutto bisogna trovare una parola in grado di descriverli. Oggi molti svizzeri sentono le loro preoccupazioni racchiuse nell’espressione “stress da densità”.  La formula dovrebbe descrivere un complesso di verità in parte oggettive e in parte solo percepite: appartamenti in affitto sempre più costosi e difficili da trovare, mezzi di trasporto affollati e un senso di “invasione”, un termine usato nell’ottobre 2025 dal cancelliere tedesco Friedrich Merz commentando il “paesaggio urbano” della Germania. Il dibattito che ne è seguito ha suscitato molto interesse anche in Svizzera.

Ora con un referendum che si terrà il 14 giugno gli svizzeri hanno la possibilità di intervenire sulla questione. L’iniziativa è stata lanciata dal partito populista di destra Unione democratica di centro (Svp): con lo slogan “No a una Svizzera da dieci milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)” dovrebbe aiutare proprio a ridurre lo “stress da densità”.

Il testo del quesito referendario prevede che fino al 2050 la popolazione della Svizzera non debba superare i dieci milioni di persone. Con popolazione sono intesi sia i cittadini svizzeri sia gli stranieri che risiedono nel paese per almeno un anno. Per mantenere la soglia dei dieci milioni dovrebbero essere prese diverse misure. Già a partire da una popolazione di 9,5 milioni il diritto d’asilo e il ricongiungimento familiare andrebbero limitati. Sarebbe inoltre necessaria una “rinegoziazione degli accordi internazionali a sostegno della crescita demografica”.

 Se poi il numero dei dieci milioni fosse superato, le conseguenze sarebbero ancora più drastiche. A quel punto il paese si ritirerebbe dagli “accordi internazionali nel più breve tempo possibile”. Se nel giro di due anni non si dovesse riuscire a riportare il totale di abitanti sotto i dieci milioni, sarebbe negato anche il diritto alla libera circolazione delle persone concordato con Bruxelles. Un passo che avrebbe effetti su centinaia di migliaia di cittadini europei residenti in Svizzera e sugli altrettanti svizzeri che vivono in paesi dell’Unione.  

Popolazione in calo

Secondo l’ufficio federale di statistica la soglia dei 9,5 milioni di abitanti potrebbe essere raggiunta prima del 2030, e quella dei dieci milioni entro il 2035. Considerando i dati attuali sulla crescita demografica, però, è più probabile che si arrivi al numero fatidico nel 2045. Se la crescita della popolazione dovesse rallentare, i dieci milioni potrebbero anche non essere mai raggiunti nei prossimi decenni, fa sapere sempre l’ufficio di statistica, e la popolazione nel suo complesso potrebbe perfino diminuire. Oggi in Svizzera vivono nove milioni di persone.

Il dibattito sull’iniziativa, lanciata nel 2023, è riemerso perché il consiglio degli stati, la camera bassa che rappresenta i cantoni, non è riuscito a trovare un accordo su un progetto alternativo. Pertanto la votazione si risolverà probabilmente con un semplice sì o un no alla proposta piuttosto radicale dell’Svp, con tutto ciò che ne consegue.

Porte chiuse
Nuove richieste d’asilo in Svizzera (Segreteria di stato della migrazionE SEM)

La revoca della libera circolazione delle persone metterebbe probabilmente a rischio anche gli accordi bilaterali negoziati con Bruxelles nel 2024 che dovrebbero sostituire l’accordo quadro con l’Unione che la Svizzera ha fatto saltare unilateralmente nel 2021. In ballo ci sono, tra le altre cose, l’approvvigionamento energetico, numerose collaborazioni internazionali, per esempio nel campo della ricerca, e l’accesso regolamentato della Svizzera al mercato interno dell’Unione.

 Molti non vedono alternative ai trattati se la Svizzera vuole mantenere solide relazioni con i suoi vicini senza dover negoziare caso per caso ogni singolo dettaglio della cooperazione internazionale. Altri, soprattutto l’Svp, vorrebbero invece che il paese non avesse alcun rapporto con l’Unione. Il partito parla di “trattati di sottomissione”.

La verità dei fatti

Paradossalmente le critiche all’iniziativa dei dieci milioni non arrivano solo dagli altri partiti, dalle associazioni di categoria e dai sindacati, ma anche dalla stessa Svp. Il quotidiano svizzero Neue Zürcher Zeitung ha citato diversi “consiglieri di governo in campo economico che appartengono all’Svp” che mettono in guardia sull’iniziativa. “Un limite rigido alla popolazione è pericoloso e rischia di soffocare l’economia”, ha detto il capo della direzione finanze Heinz Tännler.

 Molti imprenditori lasciano capire di essere preoccupati per il voto. L’economia e molti altri settori – per esempio quello dell’assistenza sanitaria – dipendono infatti dalla forza lavoro straniera dato che, per esempio, il fabbisogno di medici e infermieri non può essere soddisfatto dal solo personale svizzero.

 Nonostante questi validi argomenti, chi è contrario all’iniziativa teme comunque che gli elevati costi degli affitti in città come Zurigo e la percezione dell’immigrazione come “eccessiva” possano essere determinanti per molti elettori. Finora, infatti, il dibattito non si è concentrato a sufficienza sui dati di fatto, come per esempio che l’immigrazione in Svizzera è già in calo e che la crescita della popolazione non è l’unica causa dell’aumento dei prezzi e della scarsità di alloggi. ◆nv

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Questo articolo è uscito sul numero 1655 di Internazionale, a pagina 40. Compra questo numero | Abbonati