L’altro giorno ho pubblicato nelle mie storie su Instagram la foto di un ragazzo che gioca a calcio e che considero un conoscente – sono più amico del fotografo (frequento il liceo, come tutte le persone di cui parlo). Poco dopo, un’amica mi ha scritto in privato dicendo che quel ragazzo “è razzista”, che “ha usato il blackface e ha detto la parola con la N”. Nonostante questo, ho deciso di non cancellare la storia.

Ho risposto alla mia amica che, anche se lo avessi saputo prima, non avrei chiuso definitivamente con il calciatore. Divento amico solo delle persone che rispetto e, a parità di condizioni, ho molto meno rispetto per i razzisti che per chi non lo è. Ma il mio rapporto con lui si limita a fare due chiacchiere in classe e a qualche messaggio ogni tanto. Non vedevo un problema con questo livello di contatti, anche se avesse detto o fatto cose razziste. E ho aggiunto che quello che la mia amica mi stava chiedendo di fare mi sembrava una forma di “cancel culture” che, secondo me, fa fare brutta figura ai progressisti e non concede un minimo di indulgenza a nessuno.
La mia domanda è: se mi definisco un progressista attento all’uguaglianza (come lascio intendere su Instagram), sono obbligato a dissociarmi completamente da chiunque io sappia essere razzista? E avrei dovuto togliere la storia su Instagram?–Lettera firmata

Il razzismo è una mancanza morale, ma ha gradazioni diverse. E a questa mancanza morale si aggiunge un errore concettuale: la tendenza umana ad affibbiare etichette rigide e riduttive. Per questo è quasi sempre più saggio definire “razziste” le azioni, piuttosto che le persone. Quando il razzismo passa dall’essere un tipo d’azione a una persona – da ciò che hai fatto a ciò che sei – si rischia una forma di essenzialismo che irrigidisce il giudizio, cancella il contesto e invita a conclusioni discutibili. Se qualcuno “è un razzista”, ogni sua azione sarà letta attraverso quella lente. Se invece “non è un razzista”, i comportamenti negativi potrebbero essere perfino minimizzati.

Come te, sono favorevole a un po’ di indulgenza in un mondo pieno di peccatori. E tagliare fuori tutti quelli che hanno difetti morali ti lascerebbe con una cerchia di amici molto ristretta – che potrebbe essere tentata dal difetto della vanità morale (a quel punto dovresti sbarazzarti anche di loro). Non sto dicendo che non si debbano fissare dei limiti: se il tuo compagno di classe pensa sinceramente che la tratta degli schiavi o l’Olocausto sono giusti, probabilmente siamo oltre ogni possibilità di confronto. Ma una conversazione privata e sincera potrebbe aiutare te a capire meglio la sua posizione, e lui a capire la tua.

Certo, il blackface si porta dietro una lunga storia di umiliazione, ma questo non ti dice esattamente cosa pensava di fare un adolescente scurendosi il viso. E l’accusa di aver detto la parola con la N è difficile da valutare in un mondo in cui tanta musica pop usa la variante che finisce in “-a”. Cosa voleva dire per lui quella parola, e con quale intenzione l’ha usata? La considerava una battuta, voleva fare il trasgressivo, provocare qualcuno, stava citando qualcosa senza pensarci? Anche ammettendo che abbia sbagliato, non sarebbe più utile parlarne con lui invece di tagliarlo fuori senza spiegazioni?

Quanto alla storia su Instagram, l’hai pubblicata prima di sapere queste cose. Lasciarla non significava approvare il razzismo, era la foto di un calciatore scattata da un amico. Toglierla senza spiegazioni avrebbe comunicato qualcosa solo alla persona che si era lamentata.

Dici di essere un progressista attento all’uguaglianza. Per vivere davvero questo principio non bisogna costruirsi un profilo immacolato e circondarsi solo di persone irreprensibili, ma aiutare gli altri a migliorare. Attieniti a questo criterio: giudica la persona da ciò che farà dopo e mostra indulgenza quando vedi che questo può davvero aiutare qualcuno a crescere. È questa la differenza tra vanità morale e lavoro morale.

(Traduzione di Gigi Cavallo)

Il consulente etico è una rubrica del New York Times Magazine su come comportarsi di fronte a un dilemma morale. Qui ci sono tutte le puntate.

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