In Europa la storia ritorna. Il referendum catalano e le elezioni tedesche lo dimostrano. La quantità di voti raccolti dall’estrema destra nell’ex Germania Est e l’ascesa del movimento per l’indipendenza della Catalogna possono sembrare cose successe su due pianeti diversi, ma nascono entrambe da frustrazioni covate a lungo. Dei cittadini che si sono sentiti insultati hanno protestato, alcuni nelle piazze, altri nelle urne. E il novecento europeo ha svolto un ruolo importante: in Catalogna, si è tornato a parlare di lotta contro il fascismo e Franco. Nell’est della Germania si è discusso ancora di nazismo e comunismo sovietico.
A Lipsia e nella cittadina di Grimma i cittadini con cui ho parlato mi hanno spiegato da dove nasceva il loro disagio: la riunificazione tedesca, secondo loro, non ha portato un senso di comunità, anzi è stata paragonata a una colonizzazione. Gli “occidentali” si sono impadroniti di tutto: amministrazioni locali, tribunali, istruzione ed economia. Ogni aspetto della vita comunista – il modo di vestire, l’alimentazione, le cose che si studiavano a scuola, i programmi televisivi – è diventato qualcosa di cui vergognarsi. Oggi c’è più libertà e benessere. Ma molti tedeschi dell’est sentono che in un certo senso gli è stata negata l’identità.
I politici sfruttano le divisioni, certo. Ma colpisce vedere come, nello spazio di una generazione, diversi cittadini si siano convinti che troppi problemi non sono stati ancora risolti
Alcuni amici catalani nei giorni scorsi mi hanno fatto discorsi simili. Ho sentito frasi come “ci aspettavamo che la nostra voce venisse ascoltata, ma con il passare degli anni non è cambiato niente” oppure “la nostra cultura non viene riconosciuta come dovrebbe”. Questi sono sentimenti diffusi, anche per chi tra i catalani non è entusiasta dell’idea di separarsi dalla Spagna.
L’identità non è solo una questione di potere, diritti e istituzioni: i tedeschi dell’est non chiedono la secessione né uno statuto speciale, mentre la Catalogna è divisa sulla questione dell’indipendenza. E non si può neanche ridurre l’identità a fattori economici come stipendi, reddito, posti di lavoro e classe sociale. Le regioni dell’ex Germania Est hanno tassi di disoccupazione (7,1 per cento) più alti di quelli dell’ex Germania Ovest (5,1 per cento), ma il malessere che emerge dal voto a favore dell’estrema destra va oltre le circostanze materiali. L’economia catalana è cresciuta negli ultimi decenni, ma questo non ha impedito le proteste.
È passata una generazione dalla riunificazione tedesca nel 1990, mentre la Spagna è entrata in Europa nel 1986. I benefici sono stati enormi per entrambi i paesi. Chiunque visiti Lipsia farebbe fatica a trovare tracce della cupezza che un tempo caratterizzava l’Europa orientale. Anche la trasformazione della Catalogna è stata impressionante. Ho passato molte estati nei Pirenei e ho attraversato spesso il confine tra Francia e Spagna. Negli anni ho visto spuntare nuove strade, nuovi alberghi e ho notato l’arrivo del benessere in una regione che si lasciava alle spalle il grigiore e la povertà degli anni del franchismo. Le Olimpiadi a Barcellona nel 1992 avevano celebrato questo successo. Eppure questi traguardi non corrispondono per forza all’umore della gente.
L’Europa è costruita sull’idea che i rapporti economici e il miglioramento della situazione sociale avvicinino le persone e le aiutino a superare i traumi della storia. Negli ultimi anni si è parlato molto di come il nazionalismo, il populismo e i sentimenti contro la classe dirigente siano una risposta alla globalizzazione e alla disuguaglianza. Si è parlato meno della difficoltà di fare i conti con l’eredità della guerra e del totalitarismo.
È la storia che rende il ritorno del populismo nell’Europa continentale diverso dai fenomeni che hanno alimentato la Brexit e la vittoria di Donald Trump. Il Regno Unito e gli Stati Uniti non hanno mai vissuto direttamente il fascismo o la cortina di ferro. In tutta Europa invece il populismo e l’estremismo, di destra come di sinistra, affondano le radici nel novecento. Il nazionalismo catalano è diverso da quello scozzese anche per questo motivo: può ridare forza a storie di oppressione, di vita e di morte.
La storia torna a far parte del presente, quando a Barcellona la folla comincia a cantare le canzoni della resistenza antifranchista. E torna anche quando il 22,5 per cento degli elettori dell’ex Germania Est (il doppio rispetto alla parte occidentale del paese) vota per il partito Alternativa per la Germania (Afd), il cui programma si riduce a un rifiuto di tutto quello per cui ha lottato la democrazia tedesca.
I politici sfruttano le divisioni, certo. Ma colpisce vedere come, nello spazio di una generazione, molti cittadini si siano convinti che troppi problemi non sono ancora stati risolti. Il filosofo Isaiah Berlin una volta ha scritto che il nazionalismo si nutre di orgoglio ferito e umiliazione. Mentre l’Europa cerca di ricomporsi, dovrebbe prestare più attenzione alle ferite del passato. Pensavamo che si fossero rimarginate, ma non è così. ◆ ff
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Questo articolo è uscito sul numero 1226 di Internazionale, a pagina 44. Compra questo numero | Abbonati





