A sentire la presidente del consiglio Giorgia Meloni, l’Italia ha urgente bisogno di una nuova legge elettorale. La camera dei deputati ha cominciato a discutere una proposta che nelle intenzioni del governo dovrebbe essere approvata in tempi brevissimi, prima della pausa estiva. La coalizione di destra l’ha chiamata Stabilicum. Chi critica la riforma dice che il nome sembra quello di un integratore più che di una legge. Meloni però non si lascia impressionare da queste frecciatine. Il suo obiettivo è garantire al governo una solida maggioranza anche dopo le prossime elezioni del 2027.
Situazione di stallo
In Italia la destra ha già una solida maggioranza in parlamento: alle ultime politiche, nel 2022, aveva ottenuto quasi il 60 per cento dei seggi sia alla camera sia al senato, un risultato dovuto esclusivamente al fatto che il centrosinistra si era presentato diviso in tre blocchi, facendo sì che quasi tutti i collegi uninominali (corrispondenti al 37 per cento dei seggi) andassero allo schieramento avversario, che aveva ottenuto solo il 44 per cento dei voti complessivi.
Alle prossime elezioni la coalizione guidata da Meloni non potrà più contare su un regalo del genere: un’opposizione divisa. Infatti, anche se a fatica, il centrosinistra si è messo d’accordo e ora ognuno dei due schieramenti potrà contare all’incirca sul 45 per cento dei voti. Quindi è probabile che si arrivi a una situazione di stallo.
Per questo Meloni vuole una nuova legge elettorale. I collegi uninominali dovrebbero essere aboliti e sostituiti interamente dal proporzionale tra liste di partito. In realtà la questione della proporzionalità non si pone nemmeno visto che, secondo il progetto, alla coalizione che vince con almeno il 42 per cento dei voti andrebbe un premio di maggioranza pari a 70 seggi su 400 alla camera e 35 seggi su 200 al senato. Quindi anche questa volta, il 45 per cento dei voti potrebbe tradursi in quasi il 60 per cento dei seggi.
Per il momento, stando ai sondaggi, lo schieramento di destra mantiene sempre un leggero vantaggio sul centrosinistra e quindi Meloni spera di ottenere di nuovo un’ampia maggioranza in parlamento. Allo stesso tempo sta usando la legge per introdurre, di fatto, una modifica alla costituzione: l’elezione diretta del capo del governo tramite voto popolare. Le coalizioni elettorali sarebbero obbligate a indicare nel loro programma anche chi guiderebbe il governo in caso di vittoria.
Così le elezioni sarebbero trasformate in un plebiscito sul futuro capo del governo e soprattutto, per la gioia della destra, metterebbero in difficoltà i progressisti, segnati dall’aperta rivalità tra Elly Schlein, segretaria del Partito democratico (che attualmente, secondo i sondaggi, sarebbe al 22 per cento) e Giuseppe Conte, leader dei cinquestelle (intorno al 13 per cento). Con la nuova legge elettorale la coalizione di centrosinistra si ritroverebbe alle prese con conflitti interni estenuanti.
Il problema Vannacci
Anche la destra, però, ha un problema da non sottovalutare. Si chiama Roberto Vannacci. A febbraio l’ex generale ha abbandonato la Lega, di cui era vicesegretario, per fondare un suo partito: Futuro nazionale. Per Vannacci la Lega è troppo morbida. Lui non perde occasione per promuovere la “remigrazione”e la sospensione di tutti gli aiuti all’Ucraina. La ricetta sembra funzionare: secondo i sondaggi il suo partito avrebbe superato il 4 per cento dei consensi.
Significa che per vincere la destra deve necessariamente allearsi con Vannacci. La cosa, però, non piace a Forza Italia, che vuole avere un profilo più moderato. La più esplicita è stata Marina Berlusconi, che ufficialmente non ricopre nessuna carica, ma con i fratelli fa da garante ai 100 milioni di debiti del partito e ne è quindi di fatto la proprietaria. Berlusconi si è detta contraria a un’alleanza con Vannacci, ma senza di lui Meloni rischia un esito spiacevole: una comoda maggioranza di centrosinistra. ◆ sk
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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 40. Compra questo numero | Abbonati