Il 2 febbraio l’Italia ha rinnovato il discusso accordo firmato nel 2017 con Tripoli per ridurre gli arrivi di migranti attraverso la rotta del Mediterraneo centrale. L’accordo lascia nelle mani della Libia la responsabilità del salvataggio in mare dei migranti. Ma il paese è nel caos e la sua guardia costiera è accusata di violare i diritti umani.
In conseguenza dell’accordo i migranti restano confinati nei centri di detenzione libici, dove avvengono torture e violenze di ogni genere. Per questo l’accordo è stato sempre duramente criticato da molte organizzazioni internazionali, che nelle ultime settimane hanno chiesto senza successo di cancellare il cosiddetto memorandum d’intesa con la Libia.
L’accordo, firmato dall’allora presidente del consiglio italiano Paolo Gentiloni, del Partito democratico, e dal presidente del governo di accordo nazionale libico Fayez al Sarraj, è servito soprattutto a formare la guardia costiera libica e a dotarla di mezzi per intervenire in mare.
Un altro punto controverso riguarda la modalità di finanziamento di quelli che nel documento sono definiti “centri di accoglienza” ma che in realtà sono centri di detenzione, in cui migliaia di migranti vivono in condizioni disumane, subendo torture di ogni genere documentate anche dalle Nazioni Unite. Il governo italiano non ha mai precisato a quanto ammontino i fondi destinati. Per l’ong Oxfam si tratterebbe di 150 milioni di euro, a cui si sommano i 91,3 milioni assegnati dall’Unione europea.
Secondo i dati dell’organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), da quando è stato firmato l’accordo circa 40mila persone sono state intercettate in mare e riportate in Libia, uno stato che secondo le Nazioni Unite non ha porti sicuri. Dalla caduta nel 2011 di Muammar Gheddafi il paese è instabile e negli ultimi mesi c’è stato un inasprimento del conflitto armato, facendo aumentare i viaggi dei migranti sulla rotta del Mediterraneo centrale. A gennaio in Italia sono arrivate 1.275 persone; nello stesso mese dell’anno scorso ne erano arrivate 202. A novembre il governo italiano aveva deciso di rinnovare l’accordo e si era impegnato a negoziare con le autorità libiche alcune modifiche per far rispettare i diritti umani dei migranti e dei rifugiati trattenuti in Libia, ma non ci sono stati veri cambiamenti. Il governo italiano afferma che i miglioramenti possono essere introdotti in qualsiasi momento. “Non è vero che dopo il 2 febbraio non ci saranno margini di manovra”, ha detto la viceministra degli esteri Marina Sereni. Ma le organizzazioni umanitarie continuano a protestare.
Il governo si divide
Amnesty international denuncia: “Il rinnovo dell’accordo sulla migrazione conferma la complicità dell’Italia nella tortura di persone migranti e rifugiate”. Anche l’ong Medici senza frontiere, che lavora in missioni di salvataggio nel mediterraneo e che dal 2016 presta assistenza medica in alcuni dei centri di detenzione dei migranti, partecipa alla protesta. “Ignorare le conseguenze dell’accordo è disumano”, ha detto Marco Bertotto, responsabile per gli affari umanitari dell’ong.
La commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović, all’inizio di febbraio ha chiesto all’Italia di “interrompere ogni attività di cooperazione con la guardia costiera libica che comporti il ritorno in Libia delle persone intercettate in mare fino a quando non ci saranno garanzie del rispetto dei diritti umani. È urgente che l’Italia, l’Unione europea e tutti gli stati dell’Unione prendano delle misure per mettere fine alla tragedia migratoria”.
Nel governo italiano ci sono posizioni divergenti. Una piccola parte del Partito democratico, insieme a Liberi e uguali, chiede la sospensione dell’accordo per non essere complici della violazione dei diritti umani in Libia. Poi c’è la linea della continuità, capeggiata dal ministro degli esteri Luigi Di Maio, del Movimento 5 stelle, favorevole a introdurre modifiche minime. Di Maio giustifica la sua posizione affermando che, da quando è in vigore l’accordo, il numero degli arrivi si è ridotto dai 119mila del 2017 agli undicimila del 2019. Invece la ministra dell’interno Luciana Lamorgese vorrebbe che il testo venisse modificato. ◆fr
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1344 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati