Nelle ultime settimane si è diffusa la convinzione che la risposta dell’Italia al nuovo coronavirus sia stata inadeguata e che l’impennata di casi di contagio sia dovuta anche alla lentezza delle autorità. Il 9 marzo Robert Peston, della rete televisiva britannica Itv, ha citato una fonte del governo di Londra secondo cui le misure adottate dalle autorità italiane fanno capire “da chi non bisogna prendere esempio”, per il loro approccio “populista” e “non basato sulla scienza”.
Le critiche non sono infondate. Il 7 marzo un decreto del governo italiano con un piano per mettere in quarantena una vasta area nel nord del paese, in cui vive un quarto della popolazione italiana, è arrivato alla stampa prima della sua entrata in vigore. Migliaia di persone hanno reagito fuggendo dalle zone più colpite e dirigendosi verso le regioni del sud come la Puglia e la Calabria, finora sostanzialmente risparmiate dal virus, nel timore di non poter più raggiungere amici e parenti. Il governo ha commesso un errore colossale, mettendo a repentaglio le infrastrutture sanitarie delle zone più deboli del paese. La decisione del presidente del consiglio Giuseppe Conte di estendere il blocco a tutto il territorio nazionale è prima di tutto un tentativo di limitare quell’esodo.
Gli eventi che hanno portato al blocco dimostrano quanto siano pericolose le lotte politiche interne in un momento di emergenza. La fuga di notizie sarebbe arrivata dall’ufficio stampa della regione Lombardia, che è amministrata dalla Lega, e per qualcuno è stato un tentativo di minare la credibilità del governo. D’altronde non sarebbe la prima volta che la Lega prova a danneggiare la coalizione di governo tra il Partito democratico e il Movimento 5 stelle. Il 27 febbraio, mentre Conte cercava di contenere il panico dell’opinione pubblica, il presidente della Lombardia Attilio Fontana criticava il governo durante un programma televisivo, con indosso una mascherina protettiva. Il leader della Lega Matteo Salvini ha puntato il dito contro i migranti provenienti dalla Cina e dall’Africa, insinuando che la “politica dei porti aperti” adottata dal governo abbia contribuito a diffondere il virus.
Per gestire un’emergenza sanitaria è indispensabile la fiducia tra stato e cittadini, e questi comportamenti l’hanno indebolita e hanno messo in pericolo la salute pubblica.
Eppure, nonostante le tensioni politiche, sarebbe ingiusto bocciare per intero l’operato delle autorità italiane. Infatti gli esperti sanitari continuano a indicare l’Italia come modello da seguire per affrontare l’epidemia. Il 9 marzo il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus ha elogiato “le misure aggressive” adottate dall’Italia.
◆ Il 7 marzo 2020 sono cominciate delle rivolte in molti istituti di pena italiani. I detenuti hanno protestato contro le restrizioni previste dal governo per limitare la diffusione del nuovo coronavirus (come la sospensione dei colloqui in carcere con i familiari) e il sovraffollamento delle carceri. Il 9 marzo durante la rivolta nel carcere di Modena sono morti nove detenuti. Lo stesso giorno sono morti quattro detenuti nel carcere di Rieti. A Foggia sono evase 72 persone; 61 sono state riarrestate. Ci sono state proteste anche nelle carceri di Roma, Milano, Torino, Alessandria, Prato, Genova, Siracusa e Trapani. Mauro Palma, garante per i diritti dei detenuti, ha spiegato al Tg3 che “in troppi istituti sta passando un messaggio che non corrisponde alla realtà dei provvedimenti presi. Si parla di blocco dei colloqui mentre nel decreto sono solo sospesi i colloqui diretti fino al 22 marzo, sostituiti se possibile dai colloqui via Skype e dall’aumento delle telefonate. Se passa il messaggio della chiusura totale si crea una situazione che può sfociare in rabbia e violenza”.
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I medici e il personale ospedaliero hanno lavorato con grande efficacia per individuare i contagiati, effettuando oltre sessantamila tamponi (dati aggiornati al 10 marzo), una cifra molto più elevata rispetto a tutti gli altri paesi europei, e hanno sempre condiviso le informazioni. Questa lungimiranza dovrebbe permettere all’Italia di contenere il virus sul lungo periodo.
Inoltre i dati raccolti hanno consentito a Conte di dichiarare l’emergenza e ottenere diverse concessioni rispetto ai vincoli finanziari europei. Il governo ha annunciato un programma di sussidi per gli stipendi, sgravi fiscali, esenzioni dal pagamento delle utenze e sospensione dei mutui per aiutare le persone in quarantena.
Conte continua a ribadire che il governo intende anteporre la salute dei cittadini alle considerazioni economiche, spendendo la cifra che sarà necessaria per arginare l’epidemia. Nonostante la mortalità legata al Covid-19 resti contenuta, l’Italia ha registrato un notevole aumento dei ricoveri in terapia intensiva. La Lombardia ha alcuni dei migliori ospedali del paese e secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico fa parte del 5 per cento delle regioni più all’avanguardia in campo sanitario, eppure anche lì i posti letto scarseggiano e i servizi sono allo stremo. Per evitare una situazione simile in altri paesi, i medici consigliano ai governi stranieri di identificare i focolai il prima possibile e imporre l’isolamento in modo più organizzato e compatto di come è stato fatto in Italia.
Solidarietà nazionale
Nonostante il panico iniziale all’annuncio del blocco, in Italia comincia a emergere un senso di solidarietà nazionale. L’hashtag #iorestoacasa spopola su Twitter, mentre le aziende e i personaggi più popolari invitano la popolazione a rispettare le nuove norme. Il decreto del governo ha avuto il merito di attirare l’attenzione dei cittadini e ha smentito l’idea che il problema riguardi solo gli anziani.
Di sicuro nei prossimi mesi le stesse restrizioni verranno imposte in altri paesi. Gli italiani hanno l’occasione di mostrare al resto del mondo che la solidarietà può trionfare sul panico. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1349 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati