Undicimila fulmini, 370 incendi, una pandemia, un’ondata di calore e una serie di interruzioni di corrente: la California ha dovuto affrontare di tutto negli ultimi giorni. Centinaia di migliaia di ettari sono bruciati e migliaia di persone hanno dovuto lasciare le loro case. Il rogo più grande – chiamato Lnu lightning complex – si è esteso su quattro contee nella zona centrosettentrionale dello stato. Al momento è contenuto solo al 27 per
cento.

Quando si verificano due disastri nello stesso momento i danni non si limitano a sommarsi ma si moltiplicano. Gli eventi successi in California possono sembrare una serie di sventure indipendenti l’una dall’altra, ma in realtà sono collegati tra loro. L’anticiclone proveniente da sudovest ha causato l’ondata di calore e i temporali, che insieme hanno creato le condizioni per gli incendi. I roghi aggraveranno la pandemia di covid-19 e allo stesso tempo saranno aggravati dalla crisi sanitaria, che ha ridotto le risorse a disposizione dei vigili del fuoco e, insieme all’ondata di calore, ha contribuito ai blackout, perché tante persone sono rimaste in casa con l’aria condizionata a pieno regime.

Vacaville, California, 19 agosto 2020 (Karl Mondon, MediaNews Group/The Mercury News/Getty)

Secondo Susan Cutter, studiosa di disastri naturali all’università del South Carolina, tutto questo “indebolisce la capacità di rispondere alle emergenze, probabilmente in maniera esponenziale”. La California lo sta toccando con mano. Il fumo è arrivato a coprire buona parte dello stato – il 19 agosto la qualità dell’aria nella regione della baia di San Francisco era la peggiore al mondo – ma le mascherine N95, essenziali per uscire all’aperto in queste condizioni, sono praticamente introvabili da quando è cominciata l’epidemia di covid-19. Questa carenza potrebbe a sua volta peggiorare l’emergenza sanitaria, perché alcuni studi hanno dimostrato che respirare aria inquinata rende i polmoni più vulnerabili al virus. In California i dipartimenti dei vigili del fuoco si affidano molto al lavoro dei detenuti, e sono rimasti con poche risorse quando il covid-19 si è diffuso nelle carceri e le autorità hanno deciso di liberare in anticipo molti detenuti per evitare ulteriori contagi.

“Al momento scarseggiano personale ed equipaggiamenti, e questo riduce la capacità di gestione dell’emergenza”, spiega Mark Abkowitz, professore d’ingegneria civile e ambientale alla Vanderbilt university. “Immaginate una sorta di serbatoio, da cui bisogna attingere per diversi scopi allo stesso momento: ci possono essere situazioni in cui diventa più difficile avere la giusta quantità di risorse dove ce n’è più bisogno”.

Cicatrici

Queste dinamiche hanno un costo anche psicologico. I ricercatori che si occupano di salute mentale hanno scoperto che le persone con una storia di problemi psicologici corrono più rischi di restare traumatizzate da un disastro. Con ogni nuovo trauma il rischio cresce, e di conseguenza aumenta il fardello da gestire. “La gestione delle risorse funziona un po’ come un muscolo”, spiega Joe Ruzek, un ricercatore che si occupa di disturbi da stress post-traumatico a Stanford. “L’energia che puoi usare è limitata”, e a un certo punto la quantità richiesta supera quella disponibile. È in quel momento, almeno in teoria, che la resilienza raggiunge i suoi limiti. Gli eventi degli ultimi sei mesi hanno prosciugato le riserve di molte persone, soprattutto gli operatori sanitari, le persone malate di covid-19 e quelle che hanno perso amici o familiari a causa della pandemia. Quindi in tanti hanno più difficoltà del solito a sopportare gli incendi, che anche in periodi normali lasciano profonde cicatrici psicologiche.

“Il livello d’ansia generale è alto a causa del covid-19, e a questo si aggiunge la preoccupazione per gli incendi: il risultato è che aumenta la sofferenza delle persone”, spiega Steven Taylor, professore di psichiatria all’università della British Columbia che nel 2019 ha pubblicato un libro sulla psicologia delle pandemie.

Da sapere
Stato in fiamme
Ettari di terra bruciati dagli incendi in California, milioni (fonte: statista)

Quel che rende la combinazione di pandemia e incendi particolarmente devastante – a livello sia sociale sia individuale – è che le due emergenze richiedono risposte opposte. La pandemia impone alle persone di rimanere a casa e di rispettare il distanziamento sociale. Gli incendi, al contrario, costringono a lasciare le case e a radunarsi in centri d’accoglienza. Il direttore dell’ufficio dei servizi d’emergenza della California è consapevole che serve un piano d’evacuazione che rispetti le misure di contenimento della pandemia, e le nuove regole dello stato prevedono pasti preconfezionati, controlli sanitari e la conversione di alberghi, campeggi e dormitori universitari in rifugi.

Nonostante questo, per la maggior parte delle persone seguire un protocollo di sicurezza significherà infrangerne altri. In sintesi i californiani si trovano di fronte a una scelta difficile: lasciare la propria casa e rischiare di ammalarsi di covid-19 o restarci e rischiare di morire a causa degli incendi.

Taylor è preoccupata dalle implicazioni psicologiche di questa scelta. Convincere le persone a lasciare la propria abitazione e le proprie cose può essere difficile anche in tempi normali, spiega. Immaginiamo una persona che finora ha sempre rispettato rigorosamente le indicazioni sul distanziamento sociale. Immaginiamo che sia immunodepressa e che abbia perso una persona cara a causa del covid-19. È notte fonda quando arriva l’ordine d’evacuazione. Il vento soffia, il fuoco avanza e l’unico posto dove andare è un centro d’accoglienza.

“Una situazione simile potrebbe paralizzare una persona”, aggiunge Taylor. “Per alcuni potrebbe essere davvero terribile”. ◆ ff

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Questo articolo è uscito sul numero 1373 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati