La giornata dell’8 marzo è un’occasione per sottolineare i risultati ottenuti e le questioni ancora in sospeso nella lotta per l’uguaglianza sostanziale, l’eliminazione delle violenze e il superamento dell’oppressione patriarcale che per millenni hanno penalizzato metà del genere umano. In Messico la vittoria di Claudia Sheinbaum alle elezioni presidenziali del 2024, con un programma di governo chiaramente femminista, la crescente partecipazione delle donne ai vertici dello stato e i programmi sociali destinati alle donne hanno contribuito a valorizzare e a rafforzare l’esercizio dei diritti di genere. Questo progresso ha pian piano trasformato la morale, e sono sempre di più i settori della società che considerano inaccettabili la discriminazione e la violenza contro le donne.

Ma c’è ancora molta strada da fare per colmare il divario tra le parole e i fatti, anche perché all’atto pratico ci sono grandi aree di impunità nell’applicazione di un quadro normativo sempre più all’avanguardia.

A livello globale l’affermarsi al livello politico e dell’informazione della destra e dell’estrema destra è la minaccia principale. In generale si traduce in una riduzione o addirittura in una soppressione dei diritti riproduttivi, delle quote riservate alle donne e delle politiche pubbliche per l’uguaglianza, accompagnate di solito a ideologie maschiliste (quindi misogine), razziste, classiste, omofobe e belliciste, che favoriscono la violenza contro le donne a cominciare da quelle più svantaggiate, emarginate e vulnerabili.

In questo contesto è importante sottolineare che l’8 marzo non è un giorno di festa, ma un’occasione per ricordare, riflettere, mobilitarsi e combattere. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1656 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati