Essere madri non è facile, essere figlie nemmeno. È una relazione fatta di amore, certo, ma anche di alti e bassi incredibili, incomprensioni, piccole e grandi arrabbiature, scene da melodramma, abbracci, effusioni, bronci. Ci sono sfumature incredibili che attraversano il rapporto tra madre e figlia. La mamma la si guarda, la si osserva, la si imita e poi si decide di essere completamente diversa da lei, per ritrovarsi uguale a lei. Anche una figlia la si osserva. Si fa per farla crescere bene, sana, ben nutrita, si tende a darle quello che non si è ricevuto o permetterle di vivere cose che non si è vissuto come donna. La figlia è il futuro che non vivrai, ma lì si annida la paura che possa fare gli stessi errori. Tutto questo mondo di sentimenti, di giravolte e capriole è raccontato nel piccolo albo di Zambello e Portolano. Mettono in scena questo filo sottile che lega una donna alla sua mamma e viceversa. Ma l’albo è costruito come se ogni pagina fosse un annuncio di un giornale. Dove si rendono espliciti i desideri e le delusioni. Dove viene detto: “Affitto figlia permalosa” o “Cercasi mamma che abbia un po’ di senso dell’ironia”. La mamma è una fumettista. Anche la figlia disegna, scarabocchiando sui muri. Sono così contemporanee che sembrano le nostre vicine di casa. E va detto: sono bellissime.

Igiaba Scego

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Questo articolo è uscito sul numero 1673 di Internazionale, a pagina 81. Compra questo numero | Abbonati