La storia scritta da Azzura d’Agostino parla di stelle, semi, sogni, desideri e di un giardino che sembra uscito da una favola dei fratelli Grimm. Ma Il giardino dei desideri non è una favola. È piuttosto un romanzo di formazione, una coming of age story si direbbe oggi, dove un ragazzo scopre se stesso in un modo inaspettato e in fondo bellissimo. Il protagonista si chiama Davide e si trova in un posto in cui non aveva mai desiderato essere. Si è infatti trasferito insieme al padre in una cittadina sperduta degli Appennini, molto diversa dalla metropoli dove aveva abitato prima. Gli manca tutto, gli amici, le strade, perfino il cemento. Gli manca soprattutto la madre, che viene a trovarlo ogni tanto. È tutto un po’ straziante e straniante per Davide. Ma poi irrompe la vita con il suo mistero e con tutti i suoi rumori. Sono proprio degli strani rumori a spingerlo verso una villa dove il proprietario non c’è mai e dove si trovano delle piante molto particolari: sono il frutto delle stelle cadenti, che non sono meteoriti, ma semi. Saranno il regalo più bello che Davide avrà dagli Appennini che diventeranno finalmente la sua casa. Un romanzo soave fatto della stessa materia dei sogni. Da leggere. E forse da meditare.
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Questo articolo è uscito sul numero 1392 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati