Tra i misteri italiani ce n’è uno che nel corso degli anni ne ha generati tanti altri. È il caso Mattei, la morte improvvisa del presidente dell’Eni dovuta alla caduta del suo aereo sulle campagne di Bascapè il 27 ottobre 1962. Nel corso del tempo per stornare le indagini dalla pista dell’attentato e provare la tesi dell’incidente sono stati montati molti depistaggi, anche al prezzo di altre vite umane. Seguendone il filo, Vincenzo Calia, il magistrato pavese che riuscì a provare che Mattei fu ucciso per mezzo di un sabotaggio del suo aereo privato, e Giuseppe Oddo, storico dell’Eni, ricostruiscono ora l’intera vicenda, attribuendo una responsabilità fondamentale ai servizi segreti francesi, ribadendo il ruolo giocato da Eugenio Cefis e collegando quindi a Mattei, ancora una volta, le morti di Mauro De Mauro e Pier Paolo Pasolini. La dettagliata ricostruzione, che si basa sui documenti d’archivio e sugli atti dei numerosi processi celebrati, mette in luce anche le complicità di una parte della Democrazia cristiana e dei neofascisti italiani, il legame con la morte del segretario generale delle Nazioni Unite Dag Hammarskjöld e l’importanza cruciale degli anni della guerra di liberazione in Algeria. Quell’evento fondamentale della decolonizzazione fu il momento in cui, anche in Europa, anche in Italia, alcuni pensarono che le cose potevano cambiare e per questo furono messi a tacere. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1680 di Internazionale, a pagina 83. Compra questo numero | Abbonati