Tra le conseguenze della guerra, di qualsiasi guerra, c’è anche il tentativo di presentare le ragioni dello scontro come sempre esistite, naturali, privandole della loro storicità e dunque allontanando la possibilità di contestarle. In questo libro la sociologa Micol Meghnagi prende alcune grandi narrazioni sottintese nel discorso pubblico del governo israeliano e le smonta, mostrandone il carattere non dato, ma costruito nel tempo. Comincia dall’idea secondo cui la Shoah è da sempre un elemento costitutivo dell’identità dello stato ebraico, insistendo sul fatto che solo dagli anni sessanta questo collegamento cominciò a farsi stretto. Inoltre, fu solo nel giro di una ventina di anni, tra la guerra dei sei giorni e l’occupazione del Libano, che gli arabi cominciarono a essere identificati come “nuovi nazisti”. Continua facendo vedere attraverso la figura dell’“ebreo arabo” l’inconsistenza dell’idea secondo cui arabi ed ebrei appartengono a due culture radicalmente opposte rappresentative di “oriente” e “occidente”. Finisce provando a tenere insieme – invece di opporle – le due memorie volte alla costruzione delle identità che oggi si combattono in Medio Oriente: quella della Shoah e quella del colonialismo, mostrando, sulla scorta di alcuni studi, che si tratta di fenomeni più legati di quanto facciano sembrare la guerra e l’ideologia che la sostiene. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1666 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati