Una delle cose che capitano in viaggio è conoscere persone nuove. Per alcuni è uno degli aspetti belli del viaggiare, ma non tutti sono d’accordo. Francesco Giammarco, giornalista della Zeit, parla del terrore di incontrare, per esempio in treno, un tipo speciale di passeggero o passeggera: la persona che vuole fare conversazione.
“Di solito ti sorride già mentre sali. Seguono monologhi ad alta voce. Solo a quel punto vieni interpellato direttamente. E questo a prescindere dal fatto che tu stia guardando un libro, il telefono o abbia le cuffie nelle orecchie. Un attaccabottoni non si lascia mai scoraggiare”. Le opzioni sono due. Sorridere gentilmente e sforzarsi di non rispondere mai (in nessuna circostanza). Oppure rassegnarsi, togliere le cuffie e lasciare che l’inevitabile accada.
Giammarco ha cominciato a scegliere la seconda opzione ed è arrivato alla conclusione che, durante un viaggio, incontrare una persona che vuole fare conversazione sia la cosa migliore che ti può capitare. “Ho imparato cose che non sapevo nemmeno potessero interessarmi”. Il problema è che i ruoli possono capovolgersi. Ma Giammarco ne sembra consapevole. Qualche tempo fa, racconta, in treno una signora dall’aria simpatica si è seduta accanto a lui, ignorandolo e passando tutto il tempo al computer e con le cuffie. Giammarco è rimasto ad aspettare che lei attaccasse discorso, ma non è successo. “Quando è scesa mi ha salutato con un sorriso radioso. Per lei ero stato, con ogni probabilità, il compagno di viaggio ideale. Peccato che io, in fondo, non volessi affatto esserlo”.
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Questo articolo è uscito sul numero 1676 di Internazionale, a pagina 9. Compra questo numero | Abbonati