Proteste contro la pena di morte per i palestinesi condannati per terrorismo. Gerusalemme, 31 marzo 2026 (Mostafa Alkharouf, Anadolu/Getty Images)

Il parlamento israeliano ha approvato una legge che introduce la pena di morte con impiccagione per i palestinesi condannati per terrorismo. Erika Guevara-Rosas, di Amnesty international, l’ha definita una “pubblica manifestazione di crudeltà, discriminazione e disprezzo per i diritti umani”. La legge approvata “amplia e facilita l’applicazione della pena di morte in un periodo in cui c’è invece una tendenza mondiale verso la sua abolizione. Inoltre smantella le garanzie per prevenire la privazione arbitraria della vita e per tutelare il diritto a un processo equo, rafforzando in questo modo il sistema israeliano di apartheid che è puntellato da decine di leggi discriminatorie contro i palestinesi”. La legge è stata approvata il 30 marzo con 62 voti favorevoli (tra cui quello del primo ministro Benjamin Netanyahu), 48 contrari e un astenuto. Israele non è certo l’unico stato in cui è in vigore la pena di morte, ma è il primo a introdurla, nei fatti, per un singolo gruppo etnico. E questa è solo una parte del problema. Il tasso di condanne pronunciate da Israele nei confronti di palestinesi che vivono in Cisgiordania (nei tribunali militari, perché i palestinesi non sono processati in quelli civili) è del 99,74 per cento. Il tasso di condanne pronunciate da Israele nei confronti dei coloni ebrei nei casi di aggressioni contro i palestinesi è dell’1,8 per cento. E si parla ovviamente solo di quelle denunciate. Secondo le Nazioni Unite, dal 2020 i soldati e i coloni israeliani hanno ucciso almeno 1.100 civili palestinesi nella Cisgiordania occupata, di cui un quarto erano bambini. Nessuno è mai stato incriminato per questi omicidi. Un’analisi del Guardian, basata sui dati dell’Onu e di varie ong, mostra che la quasi totalità delle indagini di polizia è stata archiviata senza accuse. Di fronte a questa impunità, l’ex premier Ehud Olmert ha chiesto l’intervento della Corte penale internazionale e decine di ex dirigenti militari, dell’intelligence e della polizia israeliana hanno firmato una lettera parlando di “terrorismo ebraico organizzato”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 5. Compra questo numero | Abbonati