Bananito è una banana con gli addominali, gran seduttore, che vive in una villa tropicale con manghi, kiwi e angurie antropomorfe, tutti generati dall’intelligenza artificiale. Si corteggiano e si tradiscono in un mondo vagamente disneyano. Fruit Love island _ha tradotto per i social, in brevi episodi verticali, il meccanismo del celebre reality ormonale _Love island. In poco più di una settimana ha accumulato centinaia di milioni di visualizzazioni. Sembra una parodia, ma nasconde una discontinuità più seria. Commenti e clic consentono correzioni quasi immediate, impensabili per la tv tradizionale: la donna può essere tradita cento volte, il seduttore diventare sempre più cinico. La subordinazione alla volontà degli utenti trasforma la scrittura in una sorta di “darwinismo dello stereotipo”: sopravvive il tradimento che funziona meglio, la gelosia più feroce, il maschio più violento, la donna più umiliata. Il successo della serie dimostra inoltre che, nella rappresentazione delle dinamiche affettive, i corpi reali possono essere sublimati in frutti senza perdere coinvolgimento, liberando anzi il pubblico dal disagio morale di godere dell’altrui umiliazione. Ma, a differenza dei cartoni animati, dove Paperino può essere bastonato senza conseguenze, il reality fruttarolo simula un dispositivo sociale. E può realizzarne il sogno autoritario: eliminare il diritto del personaggio a resistere al format. ◆
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati





