Poche ore dopo essere uscito da Rebibbia, Gianni Alemanno ha raccontato la politica carceraria del telecomando: i tg erano territorio suo, i film spettavano agli altri, i talk show non interessavano a nessuno. “L’unica certezza era Affari tuoi, che metteva d’accordo tutti”. Il gioco dei pacchi, nella sua semplicità declinata in numeri e scelte casuali, non contempla memoria, non impone opinioni, non costruisce fazioni. Per un’ora, il programma congela ogni arbitrarietà, rendendo lo spazio dei reclusi un luogo abitabile. E non ci sono sms in sovrimpressione. Come invece accadde nel 2010 a Quelli che il calcio, quando i messaggi sullo schermo sollevarono nel viceprocuratore antimafia Vincenzo Macrì il sospetto che, tra i tanti, si annidassero anche “comunicazioni di servizio” per i detenuti al 41-bis. Un caso simile era già avvenuto con Radio Olimpia, emittente di Rosarno, dove i pizzini viaggiavano sotto forma di dediche musicali. Precedenti che richiesero diverse circolari carcerarie. Nel 2017 furono limitati orari e canali: Rai, Mediaset e l’episcopale Tv2000. Un boss della provincia di Roma andò su tutte le furie e fece ricorso in cassazione chiedendo l’accesso a Tv8, per le finali di X Factor. I giudici respinsero la richiesta. Il diritto all’informazione, dissero, era già garantito dal pacchetto disponibile, ignorando, forse per distrazione, l’altro diritto fondamentale: quello all’intrattenimento. ◆

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati