A Punta Marina i pavoni hanno cominciato a salire sui tetti delle auto, a specchiarsi nelle portiere, a beccare le vetrine, spargere guano e svegliare il vicinato con il loro verso insopportabile. “L’invasione dei pavoni”: perfetto spunto narrativo che contiene paura e operetta. Le immagini del nuovo tormentone pomeridiano si popolano così del pensionato esasperato, della signora in ansia per i bambini, dei comitati di quartiere che presidiano le strade, mentre il _pavo cristatus _viene ripreso dal basso come fosse Godzilla tra i grattacieli di Tokyo. L’ultracorpo pennuto entra nel club del cinghiale, del gabbiano, del lupo: bestie aliene che minacciano il placido equilibrio della provincia con la loro presunta aggressività e un’irresistibile aura esotica. Intanto, a Vienna, un neomelodico napoletano, genere per anni tenuto lontano dalla toponomastica musicale d’esportazione, riappare all’Eurovision con una postura monumentale. Sal Da Vinci apre la coda, occupa la scena, cavalca con abilità il carro allegorico internazionale. La tv intercetta ancora una volta l’amore del pubblico per le figure che si allargano dentro lo schermo, per i suoni striduli e i colori ipnotici. Si pavoneggiano, a Vienna come a Punta Marina, le creature di un racconto insieme stravagante e triviale, dove il pericolo non è mai davvero terribile e il kitsch di contorno, prima o poi, finisce inevitabilmente per diventare patriottico. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1665 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati