Cosa rimarrà di SanPa (Netflix), la serie dedicata alle complicate vicende di San Patrignano? Red Ronnie. Il dj emiliano, amico personale di Muccioli e fiero sostenitore della sua disciplina di recupero, attraversa i cinque episodi fornendo il materiale più fecondo, la presa diretta di quegli anni, scatenando un cortocircuito visivo. Non tanto per quello che dice, la sua apologia a oltranza è insostenibile, ma per come lo rappresenta. L’ideatore di programmi musicali di successo, come Bandiera gialla, Be bop a lula e Roxy bar, scopritore di talenti prima dei talent e importatore di scene alternative, così schietto da intervistare i grandi del rock a cavalcioni sulle scrivanie, la grafica kitsch e gli abiti dai colori sempre sbagliati, lo ritroviamo qui come un bianconiglio nel mondo allucinato dei ragazzi devastati dall’eroina, dei genitori disperati, delle ombre e delle luci. Red ci guida con entusiasmo nella parabola di Muccioli, uomo forte col ghigno di chi agisce nel nome del bene, usando un linguaggio della tv che verrà, la camerina da iena, le incursioni da reality, la retorica dell’anchor man al centro della storia, permettendo a noi spettatori lontani nel tempo di comprendere, senza muoverci dal divano del nostro immaginario, l’impasto tra la deriva di tante vite e la ricerca di nuovi miti e format. Un sequel di SanPa su Red Ronnie completerebbe l’indagine su quella generazione e le sue contraddizioni. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1391 di Internazionale, a pagina 68. Compra questo numero | Abbonati