Il parlamento venezuelano, controllato dall’opposizione al presidente socialista Nicolás Maduro, è piccolo e generalmente accoglie 167 deputati. Il 5 gennaio è diventato il simbolo della confusione politica che regna nel paese. È scoppiata una lotta per tutto: per l’entrata dei parlamentari e della stampa nella sede dell’assemblea legislativa, e per l’elezione a presidente del parlamento del leader dell’opposizione Juan Guaidó, in carica dal gennaio 2019. Da una parte c’erano le forze chaviste, alleate con alcuni settori dissidenti dell’opposizione; dall’altra, la dirigenza uscente del parlamento. Come sempre, hanno vinto i chavisti.
Braccio di ferro
La tensione è salita verso le dieci di mattina. A dare un’anticipazione di quello che sarebbe successo è stato il deputato José Brito, che ha preso le distanze dal presidente del parlamento in carica e ha annunciato che al posto di Guaidó sarebbe stato eletto Luis Eduardo Parra, un ex rappresentante del partito Primero justicia. A novembre, dopo un’inchiesta pubblicata dal giornale Armando.info, Parra era stato allontanato dal partito con l’accusa di corruzione. Verso le undici, l’orario stabilito per l’inizio della seduta, la squadra di Guaidó ha denunciato che la guardia nazionale schierata davanti all’assemblea stava impedendo a vari parlamentari dell’opposizione e a decine di giornalisti di entrare in parlamento. I deputati chavisti, invece, non hanno avuto problemi a partecipare alla seduta. Mentre tutti aspettavano Guaidó e l’inizio della votazione, nel gruppo parlamentare del governo qualcuno cantava “quest’opposizione non ha i voti!”. Poi alcuni deputati hanno preso un megafono ed è scoppiato il caos. Luis Parra si è proclamato presidente del parlamento con il sostegno dei chavisti e dei settori dissidenti dell’opposizione, mentre decine di persone si accalcavano intorno al tavolo presidenziale. Stalin González, vicepresidente del parlamento e collaboratore di Guaidó, ha detto che la votazione non aveva alcuna validità. Tuttavia non ha saputo spiegare come fermare concretamente questa manovra.
Nel frattempo Guaidó ha provato a scavalcare la recinzione intorno all’edificio del parlamento, ma è stato bloccato dalla guardia nazionale. Poco dopo ha indetto una seduta parallela dell’opposizione nella sede del quotidiano El Nacional, dove è stato eletto presidente del parlamento con il voto di cento deputati.
Óscar Figuera, segretario generale del Partito comunista del Venezuela e membro del gruppo parlamentare del Partito socialista unito del Venezuela (Psuv, al governo), ha giustificato l’accaduto: “C’è stata una votazione per alzata di mano ed è stato dimostrato che l’opposizione è divisa”. L’opposizione, invece, ha denunciato un colpo di stato da parte del chavismo.
◆ Il 7 gennaio 2020 Juan Guaidó **e cento deputati dell’opposizione, dopo un’ora di tentativi, hanno forzato il cordone della polizia intorno all’edificio del parlamento e sono riusciti a entrare nell’emiciclo. Guaidó ha giurato come presidente dell’assemblea e presidente ad interim del Venezuela. ** Bbc, Afp
Il braccio di ferro tra Juan Guaidó e Nicolás Maduro è cominciato all’inizio di gennaio del 2019, quando il leader dell’opposizione era stato eletto presidente del parlamento, considerato da più di cinquanta governi stranieri l’unico potere legittimo in Venezuela. Il 23 gennaio 2019 Guaidó si era proclamato presidente ad interim del Venezuela durante una manifestazione antigovernativa a Caracas, dicendo di non riconoscere la legittimità del mandato presidenziale di Maduro. Ma ogni sua iniziativa è finita con un buco nell’acqua e Maduro è rimasto saldamente al potere. Il 5 febbraio in parlamento c’è stata l’ennesima rappresentazione di tutte le disfunzioni del Venezuela. ◆fr
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Questo articolo è uscito sul numero 1340 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati