Capolavoro letterario, Frankenstein _di Mary Shelley è qui rivisitato da David Sala, uno dei nuovi grandi autori del fumetto francese. Dopo _La forza degli eroi (Internazionale 1604), capolavoro di autobiografia familiare sulla resistenza, l’autore torna a riferirsi a una matrice letteraria come in _Il giocatore di scacchi _da Stefan Zweig, realizzando un’opera al contempo fedele e di libera interpretazione. Se molte sono le pagine dialogate, sono anche tantissime quelle senza testo che ne fanno un poema visivo che, per via della capacità di creare climax continui in cui sostare, contemplativi e inquieti insieme, pare quasi un’installazione d’arte contemporanea, ma fatta per mezzo della pittura e della sequenzialità con immagini fisse, specifica del fumetto. Viaggio interiore anche con l’esteriore (i paesaggi), ne fuoriesce un’intensa esplorazione della coscienza come negli altri suoi graphic novel. Non solo tra i suoi molteplici stati, ma sulla loro instabilità assoluta: si passa ripetutamente dall’innocenza dell’infanzia – il suo sguardo puro sul mondo – alla presa di coscienza della violenza insita dietro alle apparenze nei rapporti umani. Sorta di Batman primitivo ma con mantello alla Klimt, il mostro è continuamente prima incantato e poi violentato dal mondo. Fino alla conclusiva presa di coscienza, dove il dolore estremo si confonde ancora una volta con l’amore estremo ma facendogli finalmente scoprire la compassione.
Francesco Boille
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati