La personalità folle e al contempo affascinante di Lope de Aguirre resta indelebile nella memoria per la rappresentazione fatta da Werner Herzog nel film Aguirre, furore di Dio _(1972) di questo _conquistador realmente esistito – allegoria della follia del potere, in particolare di quello totalitario – e per l’interpretazione travolgente di Klaus Kinski. Se un grande sceneggiatore del fumetto d’autore come lo spagnolo Felipe Hernández Cava tra il 1989 e il 1998 ha realizzato a sua volta un’eccellente versione del personaggio con disegnatori diversi – con Enrique Breccia, figlio di Alberto, e due grandi autori spagnoli come Federico Del Barrio e Ricard Castells – questa straordinaria versione, poco nota, del maestro argentino Alberto Breccia, su testi di un raffinato sceneggiatore argentino come Carlos Albiac, è un altro capolavoro che arriva finalmente in Italia grazie a Npe che riproporrà gran parte dell’opera di Breccia. Pubblicato circa vent’anni dopo il film di Herzog, Breccia realizza un’opera di trasfigurazione di altissimo livello tra quelle realizzate dalle arti visive negli ultimi decenni del novecento. L’illusione dell’oro è lo strumento con cui il furore dell’arte di Breccia cerca di trasmetterci la realtà mostruosa creata dalla follia dell’uomo e “celebra la potenza della natura”. Tutto è folle, crudele e mostruoso in Aguirre e in noi tutti, che seguiamo con estrema facilità gli Aguirre di tutte le epoche. Francesco Boille

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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati