Narrare il privato di un monumento del novecento come Marcel Proust raccontando il privato della governante-assistente e di suo marito, tassista-autista del letterato (entrambi perfettamente consci della sua omosessualità), colpisce talmente lo spirito da dimenticare che in verità si può benissimo dire anche il contrario. La francese Cruchaudet narra (in)direttamente di Proust, ma prima di tutto di Céleste, giovane dolce ma tosta, di umile estrazione sociale conscia di non saper fare quasi nulla di quello che una donna, per la cultura patriarcale dominante, deve saper fare: cucinare, rammendare, cucire, lavare. Eppure, grazie al marito che la adora proprio per come è, si trova ad accudire questo dandy nonché bambino terrorizzato dal mondo, ma con una profondità di sguardo su di esso quasi sciamanica. E a imparare a far tutto perfettamente, a intuire le problematiche della sua arte, e infine a essere quasi sempre disponibile, vista la salute precaria dello scrittore, molto presto aiutata dalla sorella Marie, “ombra dell’ombra”, quando il coniuge viene richiamato per la prima guerra mondiale. L’autrice trasfigura le vite del letterato aristocratico e delle donne proletarie fondendole magistralmente con stralci tratti dalla Recherche. Grande storia d’amore platonica, è la reminiscenza di un tempo perduto, intimo e interclassista, con l’arma pacifica dell’umanesimo poetico.

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Questo articolo è uscito sul numero 1664 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati