I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana la freelance norvegese Eva-Kristin Urestad Pedersen.

Alcune recensioni sono più difficili di altre. Questa è una di quelle. Ammetto di avere un debole per la scrittura erratica di Emiliano Ereddia, ma L’oltremondo mi ha messo davvero alla prova. La prima parte del romanzo è difficile da seguire. Don, il professore di storia protagonista del libro, vive sotto l’effetto costante dei farmaci che gli impone lo stato italiano – uno stato autoritario guidato dall’intelligenza artificiale – e noi lettori viviamo la sua confusione. Ma poi il romanzo cambia registro. Come un pezzo di musica che da un tono minore all’improvviso passa a un tono maggiore. Oppure, con le parole di Ereddia, una storia verticale che diventa orizzontale. Succede anche perché Don prende meno farmaci. E allora il mondo in cui vive diventa più chiaro, più comprensibile e inevitabilmente anche spaventoso. Solo un anno fa questo romanzo sarebbe stato troppo fantasioso, ma oggi la fantapolitica (perché penso che questo sia un libro di fantapolitica) è diventata una realtà quotidiana. Certo, la versione di Ereddia va ben oltre le notizie che ci arrivano. Ma se il mondo continuerà a evolversi alla stessa velocità e nella stessa direzione, ci si avvicinerà sicuramente a questi scenari. O magari viviamo già tutti sotto l’effetto di una sorta di droga. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1663 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati